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Ddl concorrenza senza fine

L’approvazione del ddl concorrenza non vede fine. Dopo 850 giorni dalla presentazione, il testo dovrà effettuare un ulteriore passaggio in senato, successivo alla discussione a Montecitorio, il cui inizio è previsto per il prossimo 26 giugno. L’ulteriore passaggio è necessario in quanto ieri le commissioni finanze e attività produttive della camera hanno approvato quattro emendamenti al testo licenziato dal senato lo scorso 3 maggio. I quattro emendamenti sono stati presentati dalla stessa maggioranza e riguardano assicurazioni, telemarketing, energia e odontoiatri. Sul capitolo delle assicurazioni, l’emendamento a firma Michele Pelillo (Pd) mira a reintrodurre il tacito rinnovo per le assicurazioni relative al ramo danni. Per quanto riguarda il telemarketing, viene soppressa la norma, introdotta dal senato, per la quale colui che effettua la chiamata deve, all’inizio della stessa, dichiarare per conto di chi chiama e quale è l’obiettivo della telefonata. Inoltre, eliminata la disposizione che consentiva la telefonata solo quando l’abbonato presta un consenso esplicito, previa acquisizione delle informazioni necessarie. Le norme sono ritenute restrittive della privacy. Sul tema dell’energia, eliminata la possibilità di mettere all’asta la fornitura di energia elettrica per quei consumatori che non hanno scelto il fornitore a partire dal primo gennaio 2019, data in cui si avrà la fine del mercato tutelato dell’energia. L’intervento, secondo la relatrice in commissione finanze Silvia Fregolent (Pd), era necessario per evitare bollette più salate. Infine, l’ultima modifica riguarda le società odontoiatriche; viene previsto che l’esercizio della professione sia consentito solo a chi abbia l’abilitazione oppure a strutture dotate di un direttore sanitario. L’ennesimo rinvio ha mandato su tutte le furie il ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda, considerato il padrino del disegno di legge. Secondo il ministro «con tutto il rispetto per il parlamento, la decisione di riaprire il ddl concorrenza a più di 850 giorni dalla sua presentazione da parte del governo Renzi è difficilmente comprensibile e rischia di trasmettere l’ennesimo segnale negativo su questo tema. Le modifiche non sono né urgenti né necessarie». Di parere opposto l’onorevole Fregolent, che ha dichiarato a ItaliaOggi «le modifiche erano fondamentali per approvare una legge corretta. Abbiamo agito su correzioni che permetteranno una rapida approvazione, in quanto ben viste in senato».

Michele Damiani

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