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Ddl concorrenza in bilico su srls e trasferimenti immobiliari

Tutela della pubblica fede, protezione degli interessi dei soci e dei terzi, controllo di legalità sono fattori messi pesantemente a rischio a seguito dell’entrata in vigore delle norme che, eliminando il requisito dell’atto pubblico per la costituzione di talune società e determinati trasferimenti immobiliari, contrastano con i principi di certezza giuridica e ragionevolezza richiesti dall’Unione Europea e dalla Costituzione Italiana. È quanto emerge dal parere pro veritate reso a Federnotai dal professor Giuseppe Tesauro, presidente emerito della Corte costituzionale, avente ad oggetto: «Artt. 28 e 29 ddl concorrenza, cdm 20/2/2015; art. 4, comma 10-bis, legge 24/3/2015, n. 33, rispetto al diritto dell’Unione europea e alla Costituzione Italiana». Sotto i riflettori le norme che, rispetto alla normativa pregressa, non prescrivono l’obbligo di atto notarile per transazioni immobiliari non ad uso abitativo, con valore catastale non superiore a 100 mila euro, e per la costituzione di società a responsabilità limitata semplificata; e quella che prevede che l’atto costitutivo e le successive modificazione di start up innovative e di incubatori certificati possano essere redatti, mediante modello standard, con la semplice firma digitale non autenticata. Relativamente alle previsioni dell’art. 29 del ddl concorrenza, con modifica all’art. 2463-bis c.c. si prevede che l’atto costitutivo possa essere redatto anche (solo) per scrittura privata e che gli amministratori possono depositarlo, entro venti giorni, presso l’ufficio del registro imprese. Tale norma, si rileva nel parere, appare incompatibile con la direttiva Ue 2009/101/Ce rivolta a coordinare e rendere equivalenti le garanzie richieste alle società, negli stati membri, per la protezione degli interessi dei soci e dei terzi. Ciò in quanto la direttiva richiede un preventivo test di legalità svolto da una funzione pubblicistica e sostiene che la pubblicità legale degli atti ha carattere sostanziale. Detto imprescindibile vaglio, invece, verrebbe meno laddove viene omessa l’obbligatorietà dell’atto pubblico, elemento questo la cui assenza determinerebbe la nullità della società. Il contrasto è acuito, tra l’altro, dall’avvenuta soppressione in Italia del giudizio di omologazione degli atti costitutivi da parte del Tribunale e dal depotenziamento delle funzioni del Conservatore del registro imprese a favore dei controllo svolto dal notaio. Nel parere si osserva, poi, che l’abolizione dell’atto notarile per la costituzione societaria apre un facile varco a molteplici ipotesi di illecito penalmente rilevanti (riciclaggio, furti d’identità, evasione fiscale, corruzione). Inoltre, si ricorda che essendo gli atti di srls redatti dal notaio a titolo gratuito, l’abolizione in commento non giova neanche nell’ottica della diminuzione delle spese costitutive. Analoghe considerazioni valgono per l’art. 4, comma 10-bis, legge 24/3/15, n. 33 che introduce la possibilità che start up innovative e incubatori certificati siano costituiti non mediante atto pubblico, ma con la sola firma digitale non autenticata, utilizzando un modello predisposto dal Ministero per lo sviluppo economico. Infine, riguardo il passaggio di proprietà degli immobili, di cui all’art. 28 del ddl citato con cui si trasferisce la competenza ad autenticare la sottoscrizione degli atti di vendita o donazione, o di modifica di diritti su beni immobili, il cui valore catastale non sia superiore a 100 mila euro, dai notai agli avvocati, abilitati al patrocinio e muniti di polizza assicurativa adeguata al valore del bene, si rileva il contrasto con i principi generali di diritto dell’Unione europea per la tutela del legittimo affidamento e della certezza giuridica, nonché con i principi di proporzionalità e ragionevolezza desumibili dagli artt. 11, 117 e 3 della nostra Costituzione, poiché chiamerebbe l’avvocato a svolgere una funzione propria del «pubblico ufficiale» senza essere sottoposto alle rigorose regole della professione notarile.
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