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Dbrs: debito pubblico sostenibile, ma banche legate a rischio paese

L’Italia ha un debito elevato, ma ancora sostenibile per via del consistente avanzo primario e può contare su un sistema bancario il quale benché dipenda ancora dal rischio paese, ha superato il comprehensive assestment della Bce, con le eccezioni di Monte dei Paschi e Banca Carige che in ogni caso «stanno implementando misure correttive adeguate».
L’agenzia canadese Dbrs, la quarta per market share ha da poco confermato il rating dell’Italia ad «A (low)» lo stesso della Spagna e dell’Irlanda. Ma a differenza di questi paesi che hanno mostrato segnali di miglioramento,l’outlook dell’Italia resta negativo: «Il debito pubblico resta elevato e nonostante il paese non abbia avuto problemi di bolla immobiliare e di elevato indebitamento del settore privato come nei casi della Spagna e dell’Irlanda, dallo scoppio della crisi non sono stati fatti grandi passi avanti per implementare le riforme», commenta l’analista Giacomo Barisone, senior vice president per il rating sovrano dell’agenzia a Londra-. Tuttavia, siamo fiduciosi che il debito pubblico resti sostenibile grazie allo sforzo di consolidamento fiscale degli ultimi anni che ha comportato un avanzo primario elevato stimato a pari al 1,7% del Pil nel 2014». A questo si aggiungono una struttura del debito “conservativa” e una vita media del debito di 6,3 anni, «tutti aspetti che rappresentano una protezione nel caso di rialzi improvvisi dei tassi di interesse».
I problemi sono quelli di sempre e se ne parlerà al convegno organizzato da Dbrs il 20 novembre a Milano: rigidità del mercato del lavoro, tassazione elevata a carico delle imprese, sistema giudiziario farraginoso e frammentazione del sistema politico che impedisce l’approvazione delle riforme in tempi rapidi. «Le riforme strutturali sono state implementate con più decisione in Spagna e in Irlanda proprio grazie ad un sistema politico più stabile», aggiunge l’analista: in entrambi i paesi i rispettivi governi possono contare su una stabile maggioranza, cosa che non avviene in Italia la cui coalizione appare poco coesa e non in grado di definire strategie di medio lungo termine. «L’Italia non è la Grecia e se in passato c’è stato il timore di un destino simile tra i due paesi, ci si dimenticava del suo ruolo strategico in Europa. Questo insieme al supporto da parte della Bce, sono stati elementi cruciali nella mitigazione del rischio di default».
Se restano aperti gli interrogativi sulle modalità di contenimento del debito pubblico in un contesto di bassa crescita e deflazione, a giocare a favore dell’Italia rispetto agli altri paesi c’è il settore privato relativamente meno indebitato: Dbrs ha calcolato che il debito del settore non finanziario privato è tra i più bassi all’82% del Pil rispetto al 283% dell’Irlanda e il 131% della Spagna. Anche il debito delle famiglie è basso al 45% del Pil, rispetto al 101% dell’Irlanda e al 78% della Spagna.
Tuttavia in questo contesto di prolungata incertezza economica, le imprese continuano a posticipare le loro decisioni di investimento: non puntano su progetti di crescita, ma gli utili vengono utilizzati per ripagare i creditori ritardando la ripresa economica. «Per intercettare la domanda che viene dall’estero, sarà necessario migliorare la competitività delle imprese – conclude l’economista -. In Irlanda e Spagna sono stati fatti consistenti progressi in tal senso per ridurre il costo del lavoro recuperando in competitvità. Al contrario, in Italia il costo del lavoro è rimasto elevato».
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