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DB più flessibile sui costi per rafforzare ricavi e profitti

Utile pre-tasse di 1,2 miliardi e utile netto di 828 milioni sono stati messi a segno ieri dal gruppo Deutsche Bank nel migliore secondo trimestre dal 2015 con una performance superiore alle attese del mercato. E il migliore semestre da sei anni ha chiuso con ricavi netti a quota 13,5 miliardi (+7% sullo stesso periodo 2020 e +13% sul 2019), mentre i ricavi nel secondo trimestre hanno registrato un lieve calo (-1% rispetto al primo trimestre) in un contesto di normalizzazione dei mercati finanziari controbilanciato dalla crescita nell’asset management (+20 miliardi) e nei prestiti corporate nel mercato domestico (riconquistata la posizione di N.1 in Germania). La gestione del rischio è rimasta prudente, le perdite del veicolo CRU sono calate a 258 milioni nel secondo trimestre (-56% contro i 591 milioni dello stesso periodo 2020) in linea con le attese, mentre i RWAs sono scesi a 32 miliardi. Gli accantonamenti per il rischio di credito sono risultati bassi a 7 punti base (144 milioni) alla fine del primo semestre, crollati dai 57 punti base (1,3 miliardi di un anno fa) ma la guidance per tutto il 2021 resta prudenzialmente a 20 punti base. La gestione dei costi, fiore all’occhiello della guida del ceo Christian Sewing, si mantiene sotto controllo con il cost/income ratio al 78% nel primo semestre contro l’87% dello stesso periodo nel 2020. CET1 resta solido ma sceso al 13,2% (dal 13,7% del primo trimestre anche per l’impatto della verifica TRIM sui modelli interni), leverage ratio al 4,8% (dal 4,6%), liquidity ratio al 143% con 67 miliardi di buffer.

Forte di questi risultati, Deutsche Bank ha confermato ieri gli obiettivi 2022 e punti cardine del processo di trasformazione avviato nel 2018 da Sewing: RoTE all’8% dopo le tasse a livello di gruppo l’anno prossimo con avvio della restituzione del capitale agli azionisti (575 milioni di capitale accantonato finora per i dividendi); CET1 almeno al 12,5% e leverage ratio al 4,5%. Il rapporto costi/ricavi per il 2022 è ribadito sul vecchio traguardo prefissato del 70%, nonostante la previsione di costi una tantum aggiuntivi fino a 400 milioni causati da un contributo superiore alle attese per il Single Resolution Fund e per gli schemi di garanzia dei depositi domestici, obbligatori e non.

La banca ha annunciato ieri la cancellazione dell’obiettivo assoluto dei costi, finora prefissato a quota 16,7 miliardi per il 2022. Questa decisione, che ha sollevato qualche perplessità tra gli analisti, è stata spiegata da Sewing e dal direttore finanziario James von Moltke in termini di una maggiore flessibilità per poter investire più liberamente nelle aree di maggiore crescita e redditività, aumentando i costi dove necessario pur di rafforzare ricavi e profittabilità. Se i costi dovessero salire di 400 milioni da 16,7 miliardi a 17,1 miliardi, per centrare l’obiettivo del rapporto costi/ricavi al 70% i ricavi dovranno aumentare a 25 miliardi, surclassando il target di 24,4 miliardi. Un nuovo traguardo non smentito dai vertici.

La redditività è “sostenibile”, hanno sottolineato Sewing e von Moltke, perché le quattro aree di business – investment banking, corporate banking, asset management e private banking, rafforzate da investimenti soprattutto in capitale umano e IT – stanno conquistando quote di mercato con ricavi resilienti e profitti in ascesa, con costi e rischi sotto controllo. Non da meno, l’impatto dei tassi negativi e la graduale riduzione delle posizioni ad alto rendimento in scadenza sta lasciando il posto a una curva dei tassi in prospettiva più favorevole. Il titolo in Borsa ha reagito nella mattinata con una fiammata al rialzo (+4,5%) superando brevemente gli 11 euro, per poi chiudere invariato.

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