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I dazi di Trump per 90 prodotti Ue

Dazi al 100% su circa 90 prodotti europei: dalla Vespa al formaggio Roquefort. Secondo il Wall Street Journal , Donald Trump potrebbe aprire un pericoloso scontro commerciale con l’Unione Europea, imponendo aggravi sulle importazioni per un valore equivalente a 100 milioni di dollari.

Prime reazioni. «La qualità non ha frontiere. Dazi, protezionismi, chiusure non possono essere un freno allo sviluppo», commenta il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. «I dazi sono un mezzo disastro», aggiunge Luca Colombo, responsabile di Facebook per l’Italia.

La linea protezionista, lo slogan «American First» hanno scatenato le lobby dei «dimenticati». Prima i minatori, ora i «farmer» che chiedono di riaprire il contenzioso sulla carne agli ormoni. E’ una storia ormai antica, cominciata nel 1996, quando il governo americano fece ricorso davanti al Wto (l’organizzazione mondiale per il commercio) contro il blocco delle importazioni deciso dall’Unione Europea.

Negli Stati Uniti almeno un terzo degli allevamenti utilizza questa tecnica per aumentare la produzione. Per il legislatore americano fettine e hamburger agli ormoni non costituiscono un rischio per la salute dei consumatori. La Commissione europea, invece, sulla base di un’applicazione più restrittiva del «principio di preoccupazione», non ha mai aperto i mercati. Gli arbitri internazionali, però, condannarono la Ue a versare un risarcimento di 116 milioni di dollari a favore degli allevatori Usa. In caso di mancato pagamento Washington veniva autorizzata ad aumentare il prelievo tributario su un elenco di prodotti provenienti dal Vecchio continente. Nel 2009, tuttavia, le due parti chiusero la vertenza con un accordo. Gli europei avrebbero ammesso solo polpa di manzo non trattata con gli ormoni. Il problema è che, con il passare degli anni, altri Paesi, come Australia e Uruguay, hanno cominciato a offrire carne con gli stessi standard di qualità, erodendo le quote assegnate agli americani.

Gli allevatori erano in agitazione da tempo. Con la vittoria di Trump si sono scatenati: è venuto il momento di recuperare. Gli americani esportano nell’intera Unione Europea «beef» per 250 milioni di dollari, un quarto del totale venduto nella sola Corea del Sud. E se la Ue non accetta? Allora si reagisca con i dazi. Ma ci sono anche pressioni contrarie. Ristoratori e grandi catene commerciali Usa applicano ricarichi a volte sfacciati, su una porzione di formaggio francese. E all’Harley Davidson, per esempio, temono che gli europei possano rispondere con altre barriere alle penalizzazioni su Piaggio o Bmw. Trump dovrà fare bene i conti, anche in termini politici. D’accordo le stalle dell’America profonda, ma le Harley sono costruite nel Wisconsin, uno di quegli Stati del Nord che hanno spinto l’outsider newyorkese verso la Casa Bianca.

Giuseppe Sarcina

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