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Dati fiscali trasparenti nella Ue

Scambio automatico e obbligatorio di dati fiscali nei paesi Ue per combattere l’evasione internazionale. Si partirà nel 2015 con cinque categorie di informazioni, relative all’anno 2014: redditi da lavoro, compensi corrisposti ai dirigenti, polizze vita, pensioni e proprietà immobiliari (con i rispettivi redditi).

Se un manager residente in Francia lavora in Italia, quindi, l’amministrazione finanziaria dovrà inviare ai «colleghi» transalpini l’ammontare dei redditi percepiti dal soggetto. La stessa cosa che farà il fisco tedesco con Roma se un contribuente italiano detiene un immobile locato in Germania. In nessun caso potrà essere opposto il segreto bancario alla tax authority che procede alla raccolta di elementi da trasmettere all’amministrazione estera. E dal 2017 toccherà anche a dividendi, plusvalenze e royalty. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri uno schema di decreto legislativo in materia di cooperazione amministrativa nel campo fiscale. Il provvedimento dà attuazione della Direttiva 2011/16/UE che abroga la direttiva 77/799CEE e stabilisce le norme e le procedure relative allo scambio con le autorità competenti degli Stati membri dell’Unione europea delle informazioni rilevanti in materia di imposte di qualsiasi tipo riscosse da o per conto dell’amministrazione finanziaria. In base alla direttiva (si veda ItaliaOggi del 18 dicembre 2012) ogni stato membro, su richiesta dell’autorità richiedente, sarà obbligato a trasmettere le informazioni pertinenti in suo possesso relative a casi di presunta evasione fiscale. Per procurarsi le informazioni o condurre l’indagine amministrativa richiesta dall’estero, l’autorità dello stato interpellato dovrà procedere come se agisse per conto proprio o su richiesta di un’altra autorità del proprio paese. «Gli stati Ue non possono rifiutare di fornire le informazioni soltanto perché queste sono detenute da una banca o da altre istituzioni finanziarie», si legge nel testo della direttiva che specifica come l’autorità interpellata abbia il dovere di confermare il ricevimento della richiesta entro sette giorni lavorativi e quindi fornire le informazioni al più presto e comunque entro seimesi dalla data di ricevimento della richiesta. Nel caso in cui le informazioni siano già in possesso dell’autorità interpellata, tuttavia, queste dovranno essere fornite entro due mesi dal momento in cui si riceve la richiesta di informazioni. Al di là di questo, la riforma del sistema di condivisione dei dati su scala comunitaria prevede che ogni autorità nazionale invii al soggetto comunitario competente, attraverso scambio automatico obbligatorio, le informazioni disponibili sui periodi d’imposta dal 1° gennaio 2014 riguardanti i residenti nell’altro paese Ue su alcune categorie di reddito e di capitale come i redditi da lavoro, i compensi per dirigenti, i prodotti di assicurazione sulla vita, le pensioni e le proprietà e redditi immobiliari. Non solo. La direttiva 2011/16 stabilisce anche alcune situazioni per cui le autorità nazionali competenti sono tenute a comunicare in maniera spontanea le informazioni in proprio possesso agli omologhi dei paesi Ue. Questo dovrà avvenire nel caso in cui l’autorità competente di un paese europeo abbia motivo di presumere che esista una perdita di gettito fiscale in un altro paese Ue. Oppure quando un contribuente ottiene, in un paese europeo, una riduzione o un esonero d’imposta che dovrebbe comportare un aumento d’imposta o un assoggettamento a imposta nell’altro paese Ue. Lo scambio automatico dei dati è previsto anche nel caso in cui le relazioni d’affari fra due contribuenti in paesi Ue vengono svolte attraverso uno o più paesi in modo da comportare una diminuzione di imposta nell’uno o nell’altro stato membro (o in entrambi), e quando l’autorità competente di un paese abbia fondati motivi di presumere che esista una riduzione d’imposta risultante da trasferimenti fittizi di utili all’interno di gruppi d’imprese.

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