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I dati del fisco? Senza segreti

L’Agenzia delle entrate non può negare i dati sui rapporti finanziari richiesti da un contribuente sul rilievo che le informazioni non sono disponibili così come volute ma richiedono invece un’elaborazione, dunque nuovo lavoro per gli uffici dell’amministrazione finanziaria. Il fisco dunque deve tirare fuori le carte che servono alla moglie per esercitare un diritto nei confronti del marito nell’ambito della controversia giudiziaria. Entro 30 giorni la donna vicina alla separazione ha diritto di sapere dalle Entrate quanto guadagna l’uomo. E la presenza di figli minori prevale sul diritto alla riservatezza del padre perché pende la causa all’esito della quale sarà determinato l’assegno di mantenimento. Attenzione, però: la signora non può ottenere copia degli atti ma ha soltanto titolo a vederli. È quanto emerge dalla sentenza 94/2017, pubblicata dalla terza sezione del Tar Puglia.

Interesse concreto. Accolto il ricorso della donna dopo il no delle Entrate, secondo cui le «comunicazioni» sui rapporti finanziari dell’ex non costituirebbero documenti per i quali si può chiedere l’accesso all’amministrazione in base alla legge sulla trasparenza. In realtà è l’articolo 7 del decreto sull’anagrafe tributaria a disciplinare in modo compiuto la forma, i contenuti e le modalità di trasmissione delle «comunicazioni» alle quali si riferisce l’Agenzia. E il dpr 605/73 regola anche conservazione, tenuta, destinazione e possibili impieghi dei dati contenuti nei database. Insomma: l’amministrazione non può sostenere che si tratta di atti interni privi di ogni rilevanza giuridica né che si tratti di mere informazioni rispetto alle quali non si può chiedere agli uffici un’attività di elaborazione o di ricerca.

Assetto familiare. Nel nostro caso, d’altronde, la signora dimostra che la causa di separazione dal marito risulta in corso e dunque ha diritto ad accedere alla documentazione fiscale, reddituale e patrimoniale dell’altro coniuge per tutelare il proprio interesse giuridico. Ed è quindi un’esigenza di tutela è attuale e concreta, non semplicemente ipotizzata. La moglie sostiene che il marito non collabora al ménage e sta accumulando risparmi con i soldi che sottrae alla famiglia. Risultato? La tutela degli interessi economici e della serenità dell’assetto familiare consente allora la compressione delle esigenze del marito rispetto ai dati sensibili contenuti nelle richieste avanzate dalla moglie. In definitiva si configurano l’eccesso di potere e la violazione della normativa sulla trasparenza denunciate nel ricorso della donna. All’Agenzia delle entrate non resta che pagare le spese processuali e il contributo unificato aggiuntivo.

Dario Ferrara

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