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Dati black list, l’invio costa caro

Le comunicazioni per operazioni con paesi black list pesano come un macigno sui commercialisti. Per gli studi professionali (da uno a cinque addetti) il costo medio che deve essere sostenuto per adempiere all’onere burocratico è di 521,33 euro per singolo cliente. A contribuire in misura maggiore al raggiungimento di questa cifra, i 54,42 euro che sono spesi in media dal titolare dello studio per l’autoformazione, mentre sullo studio professionale la voce principale è l’acquisito del software (58,19 euro). Questi i dati emersi dall’Osservatorio sui costi degli adempimenti fiscali curato dal Coordinamento degli ordini dei dottori commercialisti ed esperti contabili della Lombardia insieme al Criet (Centro di ricerca inter universitario in economia del territorio). L’analisi condotta, presentata ieri presso l’Università Bicocca di Milano, su un campione di 1.416 professionisti su 9.550 interpellati (14.83%), ha preso in considerazione cinque differenti adempimenti fiscali non fisiologici all’attività di impresa: comunicazione lettere di intento ricevute, comunicazioni operazioni con paesi black list, istanze di rimborso Ires, studi di settore e spesometro (elenco clienti-fornitori). Fissata la base di partenza sono state, poi, individuate le ore dedicate da ciascun professionista, sulla base del ruolo ricoperto, a tutti gli oneri collaterali. Dai dati è, quindi, emerso come, in ordine crescente, il costo medio per cliente sia 128,09 euro per lo spesometro, 213,14 euro per gli studi di settore, 259,80 euro per le comunicazioni di lettere di intento, 483,34 euro per le istanze di rimborso Ires e 521,33 euro per le comunicazioni di operazioni con paesi black list. Prospettiva, invece, capovolta alla luce del costo complessivo delle operazioni. In questa caso, infatti, l’onere maggiore sono gli studi di settore che, complessivamente, costano 1.165.934,00 euro contro i 723.956,47 euro delle comunicazioni black list.

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