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Dati bancari inviati oltre oceano

di Cristina Bartelli e Valerio Stroppa 

Dati bancari internazionali trasparenti per il fisco americano. La normativa in materia di Foreign account tax compliance act, (Fatca), sarà attuata dai principali stati europei attraverso accordi bilaterali basati sulle convenzioni contro le doppie imposizioni. Il recepimento avverrà a livello governativo e non di singolo intermediario. E non è da escludere che tale forma di lotta all'evasione fiscale internazionale in futuro non riguarderà solo l'Internal revenue service (l'Irs l'agenzia delle entrate statunitense), ma anche le amministrazioni fiscali di Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Che, come reso noto ieri dal ministero dell'economia, hanno annunciato congiuntamente di voler adottare un approccio comune nell'applicazione della Fatca, per raggiungere un più efficiente scambio automatico di informazioni da e verso gli States. L'obiettivo dichiarato è quello di «consentire alle istituzioni finanziarie interessate dalle norme Usa di evitare il ricorso ad accordi individuali di tipo contrattuale con l'amministrazione finanziaria americana».

La normativa Fatca, adottata nel 2010 da Washington per colpire l'evasione offshore, introduce obblighi dichiarativi a carico dei soggetti finanziari non statunitensi (c.d. «foreign financial institutions»). In particolare, banche, broker, trust, fondi hedge, compagnie assicurative e società di private banking che detengono e vogliono continuare a mantenere rapporti finanziari di fonte Usa, in conto proprio o di terzi, dovranno impegnarsi a comunicare i nomi e le movimentazioni dei clienti/potenziali evasori statunitensi intestatari di un conto presso il loro istituto (si veda ItaliaOggi del 21 settembre 2011). Per i soggetti non compliant, scatterà una ritenuta del 30% (c.d. «witholding tax») sui pagamenti di fonte Usa, come cedole, dividendi, interessi, royalties, stipendi o rendite. A essere incise dalla disciplina saranno anche le imprese non finanziarie, laddove presentino nella compagine azionaria soggetti riconducibili agli Stati Uniti che posseggano almeno il 10% del capitale. Norme che hanno sollevato numerose questioni, sia di natura politica, sia giuridica (diritto alla privacy), sia operativa (adempimenti e costi a carico degli operatori per organizzarsi e adeguare le proprie strutture).

Con la dichiarazione congiunta resa nota ieri, Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Usa mettono nero su bianco un approccio comune finalizzato all'attuazione della normativa Fatca in grado di semplificarne l'applicazione concreta e di ridurre al minimo i costi per gli intermediari. Gli States pongono sul piatto lo scambio automatico di informazioni relative ai conti detenuti in istituzioni finanziarie americane da parte di residenti dei predetti paesi Ue. Con l'accordo siglato, come detto, l'applicazione del Facta non sarà a livello di banche ma a livello governativo. Le singole banche non dovranno quindi più concludere accordi individuali con l'Irs e potranno comunicare i dati all'amministrazione fiscale del proprio paese, che a sua volta li invierà a Washington. «L'Italia trasmetterà all'agenzia delle entrate americana le informazioni che arriveranno dalle banche e in via automatica riceveremo dagli Usa i dati dei nostri residenti che hanno un conto negli Usa, pronti a rigirarlo all'Agenzia delle entrate nazionale», spiegano a ItaliaOggi tecnici del dipartimento delle finanze. L'auspicio congiunto dei sei paesi è quello di arrivare in futuro a un «modello Fatca» standard da applicare anche per lo scambio automatico di informazioni con altri stati Ocse e non più solo con gli Usa. «È probabile che diventi questo lo standard, attraverso il rafforzamento dello scambio automatico delle informazioni che in Europa esiste già», osservano i tecnici interpellati. «Una volta siglato lo scambio con gli Usa non si vede perché la richiesta di nuovi dati non possa essere applicata anche verso i paesi dove sussiste già una procedura di scambi automatici di informazioni». Insomma nel prossimo futuro i dati sulle attività finanziarie detenute all'estero potranno essere recapitate alle diverse agenzie delle entrate, in analogia a quanto, a livello domestico, succederà in Italia con l'attuazione dell'articolo 11 del dl n. 201/2011.

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