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Dati al fisco, la privacy dice sì

di Franco Adriano 

Nessuna frenata e tantomeno nessuno stop dal garante della privacy, Francesco Pizzetti: entro Pasqua, ossia la prossima settimana, sarà pronto il parere sul provvedimento relativo all'invio di informazioni dalle banche al fisco «anche grazie al personale rapporto che ho con il dottor Attilio Befera nel quale non ho mai incontrato una resistenza». E non sarà certamente negativo questo atteso parere. La riflessione sul più imponente flusso di informazioni personali mai avvenuto in Italia si è svolta di buon mattino nel corso di un'audizione alla Commissione anagrafe tributaria presieduta da Maurizio Leo. Lì si è ragionato sul fatto che l'Italia sta assistendo ad un vero e proprio «salto di qualità» nella lotta all'evasione fiscale e questo momento, semmai, per il garante della privacy rappresenta una sfida e l'opportunità per studiare «misure di sicurezza adeguate, per quanto possibile». Negli Usa i dati dei contribuenti sono custoditi con estrema cura: è l'esempio cui si rifà il presidente dell'Authority. Perciò, e a maggior ragione, il garante collaborerà «a pieno ritmo» con l'Agenzia delle entrate per esaminare le nuove norme che permetteranno al fisco di ricevere in automatico tutte le informazioni relative ai conti correnti degli italiani per finire sotto l'egida del direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera (in particolare arriveranno alla centrale Serpico). «Bisognerà evitare in ogni modo l'utilizzo improprio di questi dati», ha spiegato a margine dell'incontro a ItaliaOggi, «sarà come immetterli in una cassetta di sicurezza» di cui ci sarà «un funzionario che dovrà possedere la chiave e si dovrà sapere quando e perché vi accederà». Sì, perché, il problema è proprio il fatto che «molti provvedimenti prevedono una pluralità di soggetti invianti o che possono accedere alle informazioni». Basti pensare agli 8 mila comuni, a tutti gli sportelli bancari presenti in Italia, gli istituti finanziari o gli uffici postali. Chi all'interno di un comune accede ai dati? Con quali finalità? E nelle banche? Sono questi gli interrogativi inquietanti che si è posto lo stesso Pizzetti, sottolineando peraltro che sui municipi un buon lavoro è già stato fatto all'insegna della linea: «Un ufficio, un referente e accessi tutti registrati», insomma il sistema «è rodabile». Anche perché dal conto corrente di un italiano un malintenzionato potrebbe apprendere veramente una montagna di informazioni personali. A questo proposito il presidente Leo ha sollevato un ulteriore problema. Perché se è vero che verranno forniti per intanto il saldo iniziale e quello finale dei conti correnti, le informazioni possono essere ritenute sufficientemente anonime. «Ma se non vedo le movimentazioni», si chiede Leo, «che cosa si può capire»? Al limite si potrà fare delle liste di «controllandi», dice Pizzetti. Poi si chiederanno ulteriori informazioni sulle movimentazioni. «In Italia sono attivati oltre 100 milioni di conti correnti. Le dimensioni del flusso dei dati sono incredibilmente superiori a quelle che possono emergere dai controlli messi in atto da parte dell'Agenzia delle entrate», ha spiegato il garante. «Il fatto di avere i dati di tutti implica un enorme trasferimento di informazioni che necessita anche di misure di sicurezza tecnica». Impossibile, comunque, non andare con il pensiero agli abusi del passato: quando si attinse dagli elenchi dei contribuenti per le raccolte firme delle elezioni regionali del Lazio o, quando, ha ricordato lo stesso Pizzetti, «venne ispezionato in più uffici fiscali la posizione di Romano Prodi e di sua moglie». Episodi che hanno avuto il loro strascico politico giudiziario. Ma «quando di parla di dati personali», ha chiarito Pizzetti, «si parla di informazioni che riguardano la quotidianità della vita, il cui uso illecito può danneggiare anche la persona più normale. Non è dunque un problema che attiene alla lotta politica», ha detto Pizzetti. Comunque, il problema non si porrebbe per le persone giuridiche «perché il parlamento ha recentemente sottratto le persone giuridiche dalla protezione dei dati personali». In conclusione, l'obiettivo dell'Autorità, ha spiegato il garante, è quello di «garantire la riservatezza dei dati ma anche di consentire all'Agenzia di svolgere i compiti che le sono stati affidati». Andrebbe, infatti, contro l'interesse della stessa Agenzia se venissero divulgati dati impropriamente. «Su questo punto ho trovato una profonda consapevolezza presso l'Agenzia delle entrate». Piuttosto, per Pizzetti «è un problema culturale». A tal proposito ha ricordato che l'unico caso in cui il domicilio può essere costituzionalmente violato dallo stato senza mandato è proprio ai fini dell'accertamento fiscale.

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