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Date il giusto peso alle correzioni dei listini

La temuta spirale deflazionistica nell’Eurozona — con il rischio di un calo generalizzato dei prezzi di beni e servizi capace di bloccare qualsiasi speranza di crescita economica — si sta allontanando. E la crisi tra Russia e Ucraina, non ancora risolta, per il momento non sembra in grado di provocare un effetto generalizzato di panic selling , vendite emotive, sui mercati azionari. Sono questi, secondo Paola Toschi, market strategist di JPMorgan Am, i due elementi di forza dei mercati finanziari europei alle soglie della primavera.
Conferme dalla Bce
La riunione del board della Bce di giovedì scorso ha del resto fornito nuovi argomenti a questa impostazione. «Il pericolo di deflazione risulta meno incombente in base alle dichiarazioni rese del presidente Draghi e la leggera revisione al rialzo delle stime di crescita per il 2014 dall’1,1 all’1,2%, insieme alla conferma di una stima di aumento del Pil dell’1,5% per il 2015, indicano che la situazione economica tende a normalizzarsi, creando un clima favorevole agli investitori, afferma la strategist.
Tuttavia la scorsa settimana la crisi tra Russia e Ucraina e la rapida successione della reazione dei mercati, prima con una forte correzione emotiva, poi con un vivace rimbalzo, ha messo in evidenza che nell’anno in corso potranno ancora presentarsi situazioni di tensione e volatilità sebbene all’interno di uno scenario sostanzialmente positivo.
L’elaborazione a fianco ci ricorda che la volatilità spesso molto pronunciata dei mercati azionari è una costante, anche negli anni in cui le borse realizzano buoni risultati. Nei 26 casi su 34 (dal 1980 a oggi) in cui l’indice Msci Europe ha registrato performance precedute dal segno più le oscillazioni in corso d’anno sono state in alcune circostanze molto violente. Nel 2009, quando l’indice azionario paneuropeo chiuse con un rialzo del 23% le borse erano arrivate a toccare perdite del 26%. Nel 1998, un consuntivo di fine anno del +20%, si registrò un valore minimo con una perdita del 31%. Non a caso in concomitanza con il default della Russia che in quella circostanza provocò un’ondata di vendite da panico.
«Queste elaborazioni indicano che dobbiamo sempre consigliare agli investitori di limitare le reazioni emotive a eventi specifici di crisi di breve periodo. E che è necessario mantenere una visione di più lungo termine, senza dimenticare i fondamentali che ispirano le scelte di investimento», afferma Toschi.
Opportunità
Detto in altri termini le fasi di correzione, ad esempio quella che stiamo attraversando, possono rappresentare opportunità di ingresso sui mercati a livelli più contenuti. Tanto più che, oltre al quadro macroeconomico in via di miglioramento sulle due sponde dell’Atlantico, anche i dati aziendali confermano un trend positivo. Negli Stati Uniti, dove Wall Street ha registrato lo scorso anno una performance superiore al 30% i dati di chiusura del quarto trimestre dei conti aziendali indicano una crescita degli utili aziendali a doppia cifra, un indicatore importante delle solidità della ripresa americana e della sostenibilità delle quotazioni (piuttosto elevate) raggiunte dai titoli a Wall Street.
In Europa, altro mercato azionario preferito nelle scelte di portafoglio di JPMorgan Am, gli utili aziendali del quarto trimestre mostrano un calo medio del 2,5% rispetto al 2013, ma oltre il 50% delle società che hanno già comunicato i dati di consuntivo hanno battuto le previsioni di utile formulate dagli analisti.
In questo scenario solamente i mercati emergenti appaiono tuttora minacciati dal deflusso dei fondi degli investitori verso aree a maggior sicurezza e con migliori fondamentali di crescita economica. Non soltanto per effetto della crisi tra Russia e Ucraina, ma anche perché altri paesi, come la Turchia e la Thailandia, stanno attraversando una fase di grave instabilità politica.

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