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Danno Rc auto anche ai congiunti

In caso di sinistro stradale, “danneggiato” è anche il prossimo congiunto della vittima. I danni, dunque, non devono essere tutti soddisfatti nel limite del massimale previsto per ogni persona, ma devono essere calcolati distintamente per ciascun danno e soggetto, entro il tetto del “massimale catastrofale”. Lo afferma la Corte di cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 16520/2012.
Ad aprire la questione è stata la morte di un uomo, dovuta allo scontro frontale tra una vettura e un autocarro. La responsabilità dell’impatto mortale è stata riconosciuta, in pari misura, a carico di entrambi i conducenti. Ma le parti hanno contestato la sentenza emessa dal tribunale e hanno rimesso il caso ai giudici di appello. La Corte di secondo grado – confermato il concorso di colpa e accolte parzialmente le impugnazioni – ha condannato l’assicurazione a risarcire i familiari del defunto di 80 milioni di lire, oltre rivalutazione e interessi.
La società assicuratrice ha quindi presentato ricorso contro la pronuncia, sostenendo che il collegio avrebbe liquidato l’importo «senza tenere conto che il danneggiato non aveva fornito la prova che il veicolo investitore avesse le caratteristiche» per rientrare nell’ambito di quel risarcimento. Il motivo principale, però, sarebbe un altro: per persona danneggiata – ha puntualizzato la difesa – «deve intendersi la vittima dell’incidente», per cui i giudici di merito, nel liquidare il danno agli eredi, avrebbero dovuto rispettare «i limiti del massimale previsto per ogni danneggiato», e non solo quelli del «massimale catastrofale».
Ma la Cassazione non concorda e boccia il ricorso. In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante da circolazione di veicoli e natanti – relativamente a fatti precedenti al 1° maggio del 1993 – per persona danneggiata, afferma la Corte, si deve intendere «non solo la vittima diretta dell’incidente, ma anche i prossimi congiunti o gli aventi causa della stessa, così che i conseguenti danni non devono necessariamente essere soddisfatti tutti nell’ambito del massimale previsto per ogni singola persona». Il limite del risarcimento, pertanto, è «distintamente per ciascun danno, quello previsto per ciascuna persona danneggiata, fermo nel complesso il massimale per singolo sinistro (c.d. massimale catastrofale)».
Nel sostenerlo, i giudici richiamano la sentenza 15376/2009, emessa a Sezioni unite. La Suprema corte spiega che, grazie all’ampliamento del diritto del congiunto ad agire iure proprio contro il responsabile, è stato esteso l’ambito delle persone danneggiate da sinistri. Questo, anche in relazione alla problematica relativa al limite del massimale assicurativo. In altri termini, se un soggetto – pur non coinvolto direttamente nella collisione – è legittimato ad avanzare richiesta risarcitoria in nome proprio, egli potrà ritenersi, a ogni effetto, come «persona danneggiata direttamente dal fatto di circolazione stradale, con la conseguenza che l’eventuale massimale stabilito per persona danneggiata opererà autonomamente» anche nei suoi confronti.
Del resto – conclude il collegio – è la funzione economico-sociale dell’assicurazione obbligatoria (e del fondo di garanzia per le vittime della strada) che impone di prendere in considerazione «non soltanto la vittima primaria, che subisce sulla propria persona la lesione fisica, ma anche gli altri soggetti, che, per il particolare legame a tale vittima primaria, abbiano subito la lesione di un proprio diritto». Tant’è vero, spiega la sentenza, che la stessa legge, dal 1993, fissa il massimale per sinistro, indipendentemente dal numero dei danneggiati «con esclusione di un massimale per singola persona» che ne sia restata pregiudicata. Questi, i motivi per cui la Cassazione rigetta il ricorso, e condanna la società ricorrente a pagare le spese processuali.

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