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Danno biologico «personalizzato»

Danno biologico personalizzato per la moglie e i figli della vittima di un incidente. Nell’indennizzo della vedova pesa, oltre alla durata e all’intensità del rapporto vissuto, anche la perdita del sostegno nell’educazione e nel mantenimento dei figli minori.
Il giudice non può dunque stabilire una cifra uguale per tutti i componenti della famiglia, lasciando a loro l’onere di fare una diversa ripartizione. Con la sentenza 9231, la Cassazione censura i giudici di merito che avevano adottato le tabelle milanesi, senza tenere conto non solo della soggettività della sofferenza ma anche delle ricadute “pratiche”.
Sbagliato usare un criterio comune nel caso esaminato, che riguardava la morte di un uomo di 39 anni – avvenuta in seguito a un investimento – che aveva quattro figli, dai tre 18 anni di età e la moglie di 35. La Suprema corte chiede un’attenta valutazione delle singole situazioni, in considerazione della personalità di ciascun familiare danneggiato e della sua capacità di reagire e sopportare il trauma. Va lasciata alla controparte, nello specifico la compagnia assicurativa, l’onere di fornire la prova contraria.
In particolare i giudici della terza sezione lamentano la scarsa attenzione prestata alla moglie «i giudici di merito – si legge nella sentenza – hanno quantificato una somma uguale per tutti senza rappresentare, come hanno considerato l’incidenza dell’improvvisa e definitiva interruzione del rapporto familiare sul coniuge superstite, sia sotto l’aspetto del dolore emotivo, sia sotto quello della definitiva perdita dell’apporto dell’altro genitore nella cura e nella formazione morale e sociale degli altri figli, né dell’incidenza di tali aspetti su questi ultimi, per tutta la vita che sarebbe rimasta al padre, secondo l’aspettativa media, se non fosse stata tragicamente stroncata».
Il risarcimento è stato inadeguato perché omogeneo e anche perché stabilito in funzione di tabelle che devono essere aggiornate.
Una maggiore attenzione la corte di merito l’aveva osservata per quanto riguardava la quantificazione del danno patrimoniale, inserendo nella voce anche il lucro cessante desumibile dagli acquisti immobiliari fatti dalla vittima.
Oltre, naturalmente, ai certificati di deposito e dagli estratti conto che dimostravano come l’uomo mantenesse la famiglia, pur mancando la prova dell’attività economica svolta.

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