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Danno biologico per il costruttore

di Dario Ferrara

Per colpa delle pastoie burocratiche del Comune l'imprenditore rischia di ammalarsi: il permesso di costruire in variante arriva con due anni di ritardo e l'ente locale, accanto al danno patrimoniale, paga anche quello biologico come lesione alla salute dell'interessato scaturita dall'inerzia della pubblica amministrazione; è stata la legge 69/2009, quella che contiene fra l'altro la riforma del processo civile, a introdurre tra i livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale due elementi importanti come l'obbligo costituito in capo all'ente di concludere il procedimento entro il termine prefissato e le disposizioni relative alla durata massima dei procedimenti. È quanto emerge dalla sentenza n. 1271 del 28 febbraio 2011, emessa dalla quinta sezione del Consiglio di Stato.

Stress da ritardo dell'ente. Incassa un risarcimento di oltre 55 mila euro, di cui più di 11 mila solo a titolo di danno biologico (più rivalutazione e interessi), l'imprenditore che ha ottenuto con due anni di ritardo il permesso di costruire in variante per la sua unica attività aziendale in corso; né rileva che sull'originaria concessione fosse aperto un contenzioso: la pendenza del giudizio non può paralizzare l'azione amministrativa. Il ristoro sarebbe potuto essere addirittura più corposo, se solo l'interessato fosse riuscito a provare il nesso di causalità tra il ritardo nel rilascio dell'atto abilitativo e la differenza di prezzo degli immobili tra i contratti di compravendita preliminari e quelli definitivi. Ciò che invece l'imprenditore riesce a dimostrare perfettamente è il danno alla salute, con una sindrome d'ansia somatizzata con disturbi dermatologici: l'inerzia della pubblica amministrazione, dettata da una condotta dell'ente rivelatasi inutilmente dilatoria, risulta lesiva di un diritto della persona tutelato dalla Costituzione e fa scattare il risarcimento del danno biologico laddove ha inciso sull'equilibrio psico-fisico dell'interessato (il ristoro è quantificato definitivamente in via equitativa sette punti percentuali anche in base ai criteri del dlgs 209/05). la già debole situazione psico-fisica dell'imprenditore è stata in concreto messa duramente alla prova dall'attesa, apparsa a volte interminabile, della conclusione di un procedimento, da cui dipendeva la sorte dell'unica attività economica in quel momento svolta. L'ente, fra l'altro, si era giustificato adducendo l'esigenza di sostituire il responsabile del procedimento perché incompatibile: questo, tuttavia, è un aspetto che rientra nelle modalità organizzative dell'amministrazione e che non può in alcun modo incidere sul rispetto dei termini del procedimento, posti a garanzia del privato, e della certezza dei tempi dell'azione amministrativa. Non si capisce, chiosano peraltro i giudici amministrativi, come la sostituzione del responsabile del procedimento possa giustificare un simile ritardo. Insomma: al Comune costano cari tutti i pretesti addotti per ritardare l'adozione del provvedimento finale.



 

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