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Danni, niente mediazione se il reato non è in elenco

di Selene Pascasi

Il risarcimento del danno da fatto illecito sfugge alla mediazione obbligatoria, se il reato dal quale deriva la pretesa non rientra fra quelli che impongono l'esperimento obbligatorio del tentativo di mediazione. Lo puntualizza il Tribunale di Cassino (giudice istruttore Eramo) con un'ordinanza dell'11 novembre scorso.
Ad accendere la questione, la richiesta di risoluzione di un contratto di somministrazione di caffè, avanzata da una società a responsabilità limitata. In particolare, la Srl si era lamentata del fatto che il contraente avesse – senza una giustificata motivazione – interrotto il ritiro dei quantitativi di caffè prestabiliti. Questo, il motivo per cui l'aveva portato a giudizio. Il convenuto, però, si era discolpato affermando – nel corso del giuramento deferitogli – di non aver mai interrotto la regolare esecuzione del contratto. Di qui, la denuncia per falso giuramento presentata dalla società nei confronti dell'uomo, che chiede, ed ottiene, di poter "patteggiare" la pena. La condanna dell'imputato induce il legale della ditta somministratrice ad agire, in sede civile, per il risarcimento del danno derivante da fatto illecito (ossia, da falso giuramento). Nel costituirsi in giudizio, il convenuto chiede il rigetto della domanda. Secondo il parere del legale, l'azione era improcedibile: si trattava di «materia elencata al comma 1 dell'articolo 5, Dlgs 28 del 2010, non preceduta dall'esperimento della mediazione».
Non concorda il Tribunale di Cassino, che respinge l'eccezione. Con l'approvazione del decreto che introduce la mediazione – spiega il giudice istruttore – tale procedura dovrà essere esperita a pena d'improcedibilità della domanda solo per talune materie (condominio, diritti reali, divisione, successioni, patti di famiglia, locazioni, comodato o affitto d'aziende).
L'obbligo di mediare, infine, scatterà anche per le richieste risarcitorie legate alla circolazione stradale o all'aver subìto un fatto illecito. Tra i reati elencati dalla norma, però – ovvero quelli derivanti da responsabilità medica, da diffamazione mezzo stampa, o da contratti assicurativi, bancari e finanziari – non figura il «falso giuramento» previsto dall'articolo 185 del Codice penale. Nel caso portato a processo, dunque, il mancato esperimento della mediazione – meramente facoltativa – non aveva affatto influito sulla procedibilità della domanda, regolarmente instaurata dalla società attrice.

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