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Danni di guerra, Atene sfida Berlino

Se l’obiettivo è ricostruire un clima di fiducia tra Atene e il resto dell’eurozona, soprattutto tra Atene e Berlino, la strada che stanno prendendo le discussioni va dalla parte sbagliata. Ieri, a Bruxelles, sono iniziati i colloqui tecnici tra i rappresentanti ellenici e i funzionari di quelle che ora vengono chiamate «istituzioni» e non più troika, cioè Ue, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale. Passaggio importante, anche se per arrivare a una conclusione servirà del tempo. La riunione, però, è stata sovrastata dall’escalation della questione delle riparazioni di guerra alla Grecia da parte della Germania. 
La vicenda, non nuova, aveva ripreso quota nelle settimane scorse, ma su un piano solo polemico. Ieri il ministro ellenico della Giustizia, Nicos Paraskevopoulos, ha fatto un passo in più e ha minacciato di sequestrare beni tedeschi in Grecia. La sera prima, martedì, il primo ministro Alexis Tsipras aveva di nuovo sollevato il caso e il Parlamento greco aveva votato di istituire una commissione speciale per esaminarlo.
Berlino ha più volte risposto che la vicenda è chiusa sulla base di riparazioni effettuate in passato, di accordi bilaterali e multilaterali e delle sentenze di tribunali internazionali. Ma Atene sostiene in particolare che i parenti delle vittime di un massacro della Wermacht a Distomo, nel 1944, quando morirono 218 persone, vanno compensati; che per le distruzioni fisiche provocate da quattro anni di occupazione dell’esercito tedesco Berlino non ha mai pagato; e che un prestito ai tedeschi a cui fu costretta la banca centrale greca non è mai stato rimborsato.
Tsipras ha sostenuto che la Germania usa «trucchi legali» per non fare fronte alle sue responsabilità. Un rapporto commissionato da governi ellenici del passato ha stimato i danni che Berlino dovrebbe riparare in una cifra tra i 269 e i 332 miliardi.
La risposta ufficiale del governo di Berlino è che non ci sarà nessuna apertura di discussioni, dal momento che — ha detto il portavoce di Angela Merkel Steffen Seifert — «la questione delle riparazioni e delle compensazioni è stata risolta legalmente e politicamente». Il ministero delle Finanze ha sostenuto che la vicenda è una «distrazione» dai problemi che deve affrontare la Grecia mentre si dovrebbe evitare di sollevare questioni emotive per «guardare avanti assieme».
Il governo tedesco, insomma, pare volere tenere basso lo scontro. L’irritazione nei palazzi della politica berlinese, però, è alta. L’iniziativa greca è vista come una perdita di tempo — e si sottolinea che Atene non ne ha più — e come un tentativo di ricatto a negoziati sugli aiuti in corso. Opinione rafforzata dall’esperienza del 2000, quando Atene lasciò cadere la minaccia di sequestrare beni tedeschi solo dopo che Berlino diede il via libera all’ingresso della Grecia nell’euro. E ribadita dal fatto che Paraskevopoulos abbia detto che deciderà se sequestrare o meno i beni — pare del Goethe-Institut, dell’Istituto archeologico e della scuola tedesca — sulla base di «questioni nazionali».
Nel mondo politico tedesco, poche voci sostengono le richieste greche: solo alcuni membri delle sinistra di Die Linke le hanno definite «giustificate». Per il resto, un misto di irritazione e preoccupazione per quello che è considerato un modo ricattatorio e destinato al fallimento di condurre i negoziati con l’eurozona da parte greca. La minaccia — ha detto il vicepresidente del Parlamento europeo Alexander Lambsdorff – «è irresponsabile» e fa a pezzi «quel che rimane della fiducia» di cui la Grecia avrebbe bisogno nel Bundestag tedesco (che deve approvare ogni piano di aiuti ad Atene).

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