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Danni ai nuclei, disastro senza fine

di Paolo Salom

TOKYO — La verità alla fine è emersa. Ci sono danni ai nuclei — non si sa di quanti reattori— e l’acqua fortemente radioattiva tracimata nei locali turbina del calderone numero 2 sta inquinando l’ambiente. Scenario da incubo a Fukushima. Ieri la Tepco, dopo ore passate a negare l’evidenza, ha diffuso l’ultima delle rilevazioni. Tracce di plutonio, ha detto il portavoce Jun Tsuruoka, «sono state trovate nel terreno in cinque punti differenti dell’impianto» . L’elemento— che si dimezza (emivita) in 24.200 anni ed è estremamente tossico— è stato localizzato in quantità molto bassa e non ci sarebbero «rischi per la salute pubblica» . Gli esperti, inoltre, si aspettavano questi risultati, dal momento che la sostanza è presente nel combustibile nucleare del complesso, in particolare nel reattore numero 3, l’unico a essere alimentato da una particolare miscela, chiamata «Mox» , di uranio e plutonio. Il punto è che ciò dimostra come le barre di combustibile attivo siano state danneggiate durante il terremoto-tsunami, diversi nuclei sarebbero parzialmente fusi, e come nelle strutture di contenimento — o in altre parti dell’impianto — ci possano essere delle crepe. Quanto grandi e quanto pericolose non è dato, al momento, di sapere. Ma certo la situazione è seria se lo stesso governo ammette «possibile parziale fusione delle barre di combustibile nucleare» . «Fino a che non riusciremo a entrare nell’impianto — sostengono i portavoce della Tepco — non potremo avere un’idea precisa dello stato delle cose» . L’Agenzia per la sicurezza nucleare precisa che «non è noto quale reattore abbia rilasciato» il plutonio ma la «vigilanza deve essere rafforzata» . I lavori per riportare in sicurezza la centrale proseguono, ha chiarito la Tepco, la società che gestisce l’impianto. Ma le difficoltà che tecnici e ingegneri si trovano ad affrontare sono ogni giorno più grandi. Dal reattore numero due, per esempio, è tracimata acqua da un tunnel che unisce il locale dove si trova il nucleo a quello delle turbine. Secondo Shiro Ogura, che 40 anni fa contribuì a progettare Dai-ichi, è probabile che le fortissime radiazioni, oltre centomila volte il fondo naturale, contenute in quest’acqua, siano ormai a contatto con l’ambiente. Ieri la Tepco lo aveva negato con decisione. «Da quanto posso aver capito— ha detto al Corriere Ogura— l’acqua ha invaso il locale turbine, che è interrato, ed è ormai a circa un metro dal livello del terreno. Considerate le probabili falle è possibile che lo scambio con l’atmosfera stia già avvenendo» . Non solo con l’aria esterna. «È immaginabile — è ancora il parere di Ogura — che parte dell’acqua sia finita nel mare, filtrando attraverso il terreno» . L’oceano è a soli 60 metri dal reattore: questo spiegherebbe i picchi di radioattività misurati nei giorni scorsi nella zona prospiciente l’impianto. Ieri la Tepco, per sormontare le difficoltà, ha chiesto aiuto alla Francia. «Tepco si è rivolta per la prima volta all’industria nucleare francese, è una buona notizia» , ha affermato il ministro dell’Industria di Parigi Eric Besson aggiungendo che «è difficile farsi un’idea della situazione» . È stato deciso ieri sera che il consorzio francese Areva invierà due esperti, mentre la Edf (azienda francese che produce e distribuisce energia) aveva già inviato 130 tonnellate di materiali, tra i quali robot in grado di lavorare su superfici contaminate. E intanto Greenpeace ha fatto sapere che sono stati rilevati livelli di radiazione anomali a 40 chilometri dalla centrale e ha chiesto al governo di estendere l’area off-limits. Mentre bassi livelli di radioattività hanno già raggiunto la Cina e la Thailandia.

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