Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Danièle lo sceriffo delle banche europee “Alle donne piace controllare i conti”

La donna più potente di Francia e una delle più potenti d’Europa, beninteso dopo la Cancelliera, siede al quattordicesimo piano della Japan Tower di Francoforte, non distante dall’Eurotower dove ha sede la Bce di Mario Draghi. Si chiama Danièle Nouy. Pochi la conoscono. Ma i risparmi di trecento milioni di cittadini dell’eurozona sono di fatto affidati a questa signora esile e bionda di sessantaquattro anni che presiede il SSM, Single Supervisory Mechanism, il meccanismo di supervisione unico attraverso cui la Banca centrale europea controlla l’attività dell’intero sistema bancario dei Paesi della moneta unica. Dal 4 novembre il meccanismo di supervisione diventerà operativo. Poco dopo che sarà reso noto il risultato del «Comprehensive assessment», la prima valutazione globale sullo stato di salute delle banche europee, che noi indichiamo un po’ riduttivamente con il nome di stress test. Vuole essere, e sarà, un cambio di regime epocale. Destinato, nell’intenzione delle autorità europee, a ridare trasparenza al sistema creditizio e fiducia ai mercati sulle capacità di tenuta delle banche, sui cui bilanci la crisi finanziaria cominciata sei anni fa ha lasciato troppe zone d’ombra. Danièle Nouy ha speso praticamente tutta la sua vita nel mondo della supervisione bancaria. Subito dopo la laurea al prestigioso Institut d’Etudes Politiques di Parigi e un dottorato in diritto amministrativo, è entrata nel

‘74 nella commissione francese di supervisione bancaria e da allora, tra Parigi, Basilea e Francoforte, non ha mai abbandonato questo settore. Sposata, con due figlie e una nipotina, si è fatta la fama di superlavoratrice. Sta in ufficio sei giorni su sette e lavora anche alla domenica. «Del resto — spiega scherzando — non sono molto portata per le attività domestiche ». I maligni dicono che è stata scelta come presidente della supervisione della Bce perché donna, visto che il predominio maschile nel board dell’Eurotower è pressoché assoluto. In realtà, il suo curriculum professionale è impressionante. Ma lei ama rispondere con una battuta: «La supervisione bancaria è in effetti un’attività che alle donne riesce bene ». Da quando ha preso funzione a Francoforte all’inizio dell’anno la sua attività principale è stata in gran parte assorbita dal reclutamento del migliaio di funzionari che dovranno gestire la supervisione bancaria europea. Finora ha assunto 868 persone che in larga maggioranza lavorano negli uffici della Japan Tower. Altre arriveranno nelle prossime settimane. La nascita del meccanismo di supervisione europeo è stata difficile e travagliata. La Germania vi si è opposta con ogni mezzo per anni. Un po’ perché voleva a tutti i costi mantenere il controllo e la supervisione sulle proprie banche locali. Un po’ per una questione di principio, perché vedeva un potenziale conflitto di interessi nell’affidare la supervisione bancaria alla Bce. In Germania infatti, a differenza dell’Italia e di molti altri Paesi, l’authority nazionale di controllo non ha nulla a che fare con la Bundesbank. Alla fine, dopo un tira e molla durato anni, si è giunti ad un compromesso affidando la supervisione alla Bce, ma nel quadro di un sistema, il SSM, che resta nettamente separato dal sistema delle banche centrali che costituisce l’azionariato dell’Eurotower. Anche sulla portata della supervisione si è dovuto scendere a patti con Berlino. Il SSM gestirà direttamente i primi 120 grandi gruppi bancari europei, che contano in totale circa 1200 istituti. Le altre 3.700 banche di dimensioni più ridotte restano sotto la supervisione diretta delle autorità nazionali. Ma la Bce potrà in ogni momento avocare a sé il controllo e la supervisione di qualsiasi banca dell’Eurozona, anche la più piccola, e veglierà a che le regole di supervisione applicate siano comunque uniche per tutti i Paesi della zona euro. Il sistema di supervisione centrale passerà comunque anche attraverso il lavoro dei funzionari delle autorità nazionali. Per ognuno dei 120 gruppi sotto la sorveglianza diretta di Francoforte verrà creato un «Joint Supervisory Team», una squadra di supervisione congiunta composta sia da personale del SSM sia da funzionari delle autorità nazionali dei Paesi dove il gruppo e le sue filiali esercitano l’attività bancaria. La direzione della squadra sarà affidata ai funzionari di Francoforte, mentre gli uomini delle authority nazionali svolgeranno il lavoro di verifica e controllo sulle attività quotidiane del gruppo. L’obiettivo è da una parte avere una prossimità con la banca controllata, ma dall’altra aggiudicarsi il potere di centralizzare le decisioni e le valutazioni in modo da non essere influenzati da considerazioni di interesse nazionale. «E’ un bene — spiega Danièle Nouy — che il controllo sulle banche europee resti a distanza di sicurezza dalle politiche locali». Ora gli uomini (e le donne) di Francoforte, sono alle prese con i risultati degli stress test, o meglio del Comprehensive assessment. Le banche che risulteranno non sufficientemente capitalizzate avranno quindici giorni di tempo per presentare un proprio piano di ricapitalizzazione. Quindi potranno disporre di un periodo di sei mesi (nei casi più gravi di nove mesi) per coprire le carenze di capitalizzazione che sono state riscontrate. Se non riusciranno nell’intento, toccherà al SSM decidere se porre la banca in liquidazione o se intervenire con una ristrutturazione i cui costi dovranno gravare soprattutto sugli azionisti, cercando di ridurre al minimo l’intervento di capitali pubblici nelle operazioni di salvataggio. Secondo Danièle Nouy, questo esercizio farà da spartiacque tra il vecchio e il nuovo sistema bancario europeo. Il vecchio sistema, condannato a morte dalla crisi finanziaria del 2008 e salvato dagli innumerevoli salvataggi pubblici che hanno dissanguato le casse di molti Paesi europei, ha ampiamente dimostrato l’inadeguatezza dei sistemi di supervisione e controllo affidati alle autorità nazionali. Il nuovo sistema si baserà su un insieme di normative che vanno dalle regole di Basilea 3 fino alla direttiva europea sulla risoluzione bancaria e, possibilmente, alla futura separazione tra attività di trading e di sportello. Ma soprattutto sarà gestito da una autorità unica di supervisione e controllo che garantirà regole e interpretazioni univoche per tutte le banche di tutti i Paesi assicurando una competizione più equa, ma soprattutto mettendo l’accento sulla sostenibilità delle operazioni di trading e non solo sulla loro redditività immediata. La grande scommessa, è che questo “nuovo” sistema bancario risanato e trasparente ripristini la fiducia reciproca delle banche e la fiducia dei mercati e dei risparmiatori. E’ questo il solo modo per consentire agli istituti di credito di tornare ad assolvere la loro funzione sociale, che è quella di finanziare un’economia che in questo momento ha più che mai bisogno di capitali e, soprattutto, di un clima diverso in cui si possa tornare a credere nel futuro. Qui sopra, Daniéle Nouy, presidente del Single Supervisory Mechanism, vista da Dariush Radpour

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa