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Dall’Ue ultimatum ad Alitalia “Così Roma dà aiuti di Stato”

Nonostante il tocco confidenziale, la firma della commissaria europea alla Concorrenza, numero due di Ursula von der Leyen, compare al termine di una lettera asciutta e spietata nei contenuti, spedita sei giorni fa ai ministri Giorgetti, Franco e Giovannini facendo suonare l’ora dello scontro finale su Alitalia. E la cui premessa è la peggiore per il governo italiano: «Nonostante le intense discussioni tecniche – scrive la capa dell’Antitrust Ue, Margrethe Vestager – voglio condividere le mie preoccupazioni per la mancanza di sostanziali progressi verso la soluzione del caso Alitalia ».
Ad oggi, è il senso della missiva, l’Italia verrebbe condannata per aiuti di Stato costringendo Az al fallimento. E anche se questo esito venisse evitato, Bruxelles non sarebbe nelle condizioni di approvare l’iniezione di denaro pubblico per far partire Ita. Così a Roma in queste ore si studia una soluzione. Ieri sera a margine del Consiglio dei ministri Giorgetti, Franco e Giovannini hanno ragionato su quale strada percorrere con l’Ue, cercando di allontanare lo scontro. Il mandato del governo è negoziare un piano per la newco Ita in grado di mantenersi da sola, di non pesare sulla collettività. Il piano deve essere ulteriormente affinato per raggiungere l’obiettivo. «O si cambia, o si muore», ha spiegato ai colleghi Giorgetti ieri sera.
Quindi nessuno strappo – è la speranza italiana – ma trattativa serrata con Vestager. Anche se sarebbe pronto un piano B in caso di naufragio della trattativa: ovvero provare ad aggirare l’ostacolo affittando (e non trasferendo a titolo definitivo) gli asset di Alitalia ad Ita. Una manovra rischiosa che darebbe lavoro a avvocati e advisor di questioni fallimentari, visto che bisognerebbe fare i conti con i principali creditori della compagnia da liquidare. Una via d’uscita che dovrà anche resistere ad eventuali ricorsi dei concorrenti in sede di Corte di Giustizia europea. A Bruxelles però si ricorda che Alitalia è in perdita da anni, mantenuta da soldi pubblici e dunque se Ita vorrà avere un futuro non potrà esserne la fotocopia, altrimenti l’operazione non avrebbe senso economico e continuerebbe a pesare sui contribuenti. Ecco perché l’Antitrust Ue chiede due condizioni: che la nuova compagnia nasca in discontinuità con Alitalia e che lo Stato dimostri che i miliardi che verserà a Ita – probabilmente meno dei 3 previsti – sono un’operazione di mercato, profittevole, che qualsiasi investitore privato avrebbe fatto.
Dopo anni di trattative il governo non è riuscito a soddisfare nessuno dei due aspetti. Ora il tempo scarseggia e la mossa italiana potrebbe non servire. «La Commissione a breve dovrà chiudere l’investigazione su Alitalia», scrive Vestager nella lettera. Quanto alla discontinuità: «Ci sono stati solo progressi limitati sulle questioni aperte». Ecco i nodi: gli slot che devono essere ceduti, compresi quelli di Linate (dal 70% al 35% del totale); Ita non potrà avere la maggioranza dei servizi di handling e manutenzione dopo una gara aperta; la necessità di modificare il brand (non potrà essere uguale a quello di Alitalia) e di non poter trasferire alla nuova società il programma Millemiglia. Sui 3 (o meno) miliardi di aiuto pubblico per Ita non va meglio: «Non abbiamo informazioni che ci permettano di stabilire che l’iniezione di denaro pubblico in Ita sia in linea con il mercato. L’attuale piano non ci permette di concludere che si tratti di un investimento profittevole». La conclusione è laconica: «Sembra necessario che Ita riduca la scala delle sue operazioni non solo nel 2021, ma anche negli anni a venire». Insomma, il tempo stringe. Entro la fine di aprile, se non ci saranno sostanziali progressi nel negoziato che consentano a Vestager di aspettare un po’, Bruxelles condannerà l’Italia per i vari prestiti ponte – in totale 1,3 miliardi – concessi dagli ultimi tre governi ad Alitalia. Un aiuto di Stato illegale che andrà restituito con un atto dell’esecutivo entro un mese dalla condanna. Se non ci sarà discontinuità, il rimborso cadrà sulle spalle di Ita, che fallirebbe all’istante. Ma senza discontinuità è anche difficile che Ita possa partire, visto che il Tesoro dovrebbe versare 3 miliardi a una compagnia che non ha l’ok di Bruxelles. Alitalia finirebbe immediatamente in procedura di fallimento, con tutti i suoi asset. Mettendo fine al sogno di trasferirli a Ita e di conservare una compagnia tricolore.
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