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Dall’Ocse, la black list dei paesi dal passaporto facile

Dall’Ocse arriva la black list dei paesi dal passaporto facile. Sono 21 le giurisdizioni le cui leggi sono lasche nella concessione di passaporti in vendita ai ricchi: sono strumenti che creano abusi e mettono in pericolo il lavoro avviato dalla macchina internazionale contro l’evasione fiscale. Lo dice l’Ocse che ha analizzato oltre 100 schemi di residenza e cittadinanza da investimento (Cbi/Rbi) in rapporto all’efficacia degli obiettivi preposti dal Common reporting standard (Crs) avviato in fase di sperimentazione nel 2017 e ora in pieno regime. L’organizzazione di Parigi scaglia così la pietra contro le golden visa, sottolineando la possibilità di utilizzare gli strumenti come abusi per nascondere attività detenute all’estero. In particolare, le carte di identità, i passaporti e i permessi di soggiorno in vendita che, secondo il quotidiano britannico The Guardian alimentano un mercato da 3 miliardi di dollari l’anno, mettono in pericolo il corretto funzionamento delle procedure di due diligence del Crs. E l’organizzazione parigina sembra voler tirare le orecchie a 21 paesi, alcuni dei quali i soliti noti dell’evasione fiscale, anche se nessuna delle giurisdizioni è oramai più classificata ufficialmente dall’Ocse come paradiso fiscale. Tra i paesi europei vengono individuati Malta, Cipro e il Principato di Monaco. Dei paesi caraibici si trova una lunga lista: Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Dominica, Grenada, Montserrat, Panama, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Isole Turks e Caicos. In Sud America è stata segnalata la Colombia, dei paesi del Golfo vengono riportati Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain, mentre nel Sud-Est asiatico la Malesia e nell’Oceano Indiano le isole Mauritius e le Seychelles. L’organizzazione ha riportato come «ad alto rischio» gli schemi di cittadinanza da investimento principalmente se dotati di due caratteristiche: i programmi che danno accesso a un’aliquota fiscale ridotta sui redditi di persone fisiche provenienti da attività finanziarie estere, e i programmi che permettono di ottenere gli status di residente/cittadino senza dover trascorrere una quantità di tempo significativa all’interno del paese. Secondo quanto riportato da Pascal Saint-Amans, direttore del centro per la politica fiscale dell’Ocse, in futuro l’organizzazione collaborerà con le giurisdizioni impegnate nel Crs e con le istituzioni finanziarie, «al fine di garantire che le linee guida e altre misure dell’Ocse rimangano efficaci nell’assicurare che le entrate straniere siano segnalate alla reale giurisdizione di residenza». Insieme ai risultati dell’analisi, infatti, sono state pubblicate le linee guida che consentono agli istituti finanziari di identificare e prevenire i casi di elusione del Crs attraverso l’uso degli schemi Cbi/Rbi. In particolare, in caso di dubbi in merito alla residenza fiscale di un soggetto, l’Ocse ha segnalato ulteriori domande di accertamento che un istituto finanziario può sollevare presso il titolare del conto del soggetto che potrebbe aver utilizzato uno degli schemi considerati. L’argomento delle golden visa rimane sotto i riflettori anche dell’Unione europea. Lunedì 15 ottobre durante l’incontro della commissione Tax3 del Parlamento europeo contro i crimini finanziari, evasione ed elusione fiscale, si è discusso delle problematiche legate alle golden visa e alla lotta al riciclaggio. Gli esperti hanno sottolineato la mancanza di scambio di informazioni tra gli stati membri, casi di corruzione, requisiti sempre più bassi per ottenere la cittadinanza, così come la mancanza di due diligence all’interno delle richieste.

Carlo Ghirri

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