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Dall’Iva al Fondo unico più liquidità per le Pmi

Si amplia la forchetta di opportunità finanziarie per le imprese, alla luce degli emendamenti al decreto Sviluppo, passato alla Camera con voto di fiducia la scorsa settimana. Quattro gli strumenti del provvedimento (si veda infografica) volti a sostenere le Pmi dal punto di vista finanziario: il fondo per la crescita sostenibile, le cambiali finanziarie, l’Iva per cassa e la moratoria delle rate di finanziamento dovute dalle imprese che hanno beneficiato di incentivi.
Nel caso del fondo unico, il testo riordina di fatto una serie di fondi del ministero dello Sviluppo Economico, rendendo più flessibile lo strumento. «In sostanza – spiega Raffaello Vignali, relatore Pdl del testo alla Camera – si crea un’unica cassetta degli attrezzi per le imprese. Questo consente di lavorare in modo integrato e di ottimizzare le risorse: se, per esempio, il fondo per le crisi aziendali si poteva utilizzare solo per sostenere l’impresa in difficoltà, ma non per le aziende dell’indotto, gestendo un unico strumento, invece, cadono i vincoli e le risorse vengono utilizzate in base alle esigenze specifiche». Una flessibilità ulteriormente sottolineata dagli emendamenti licenziati dalle commissioni Finanza e Attività produttive della Camera, che prevedono la possibilità di modificare periodicamente le priorità del fondo, basandosi sull’andamento degli incentivi dell’anno precedente. Tra le novità apportate al testo, il vincolo ad emanare i decreti che individuano le priorità e le misure degli aiuti entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto e l’allargamento dei beneficiari: imprese operanti su tutto il territorio nazionale e non più «in maniera particolare nel Mezzogiorno».
L’articolo 32, che prevede la possibilità per le aziende non quotate di emettere titoli di debito, interviene per creare un metodo di finanziamento alternativo per le imprese, in un momento di credit crunch. I dati di Bankitalia – ma le associazioni di categoria segnalano casi molto più problematici – rilevano, a maggio, prestiti alle imprese in calo dello 0,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e tassi in crescita: a maggio 2011 il tasso di interesse medio per i prestiti fino a un milione di euro era pari al 2,96%, questo maggio è salito al 3,72%.
«Per superare questa lunga e complicata crisi e le difficoltà nell’accesso al credito bancario, che per molte imprese rappresenta la principale se non unica fonte di finanziamento – spiega Vincenzo Boccia, presidente Piccola industria di Confindustria –, è necessario creare le condizioni per favorire l’utilizzo di obbligazioni e cambiali finanziarie anche per le Pmi. La diversificazione delle fonti di finanziamento, così come il rafforzamento patrimoniale, sono processi che le imprese, soprattutto se di piccola dimensione, non possono più rinviare».
Se finanziarsi con le banche è sempre più difficile e costoso, le imprese, dunque, avranno ora una possibilità in più: accedere al mercato del debito prima riservato alle aziende quotate. Gli ultimi ritocchi alla norma, poi, hanno esteso la platea dei potenziali finanziatori: non più solo investitori qualificati, ma investitori professionali.
«È importante – conclude Boccia – aver migliorato la normativa che consente alle Pmi di emettere obbligazioni con clausole di partecipazione agli utili e l’aver ampliato i limiti patrimoniali all’emissione di obbligazioni destinate alla quotazione. Sul piano fiscale sono stati attenuati i vincoli che hanno finora ostacolato il ricorso ai prestiti obbligazionari da parte delle società industriali non quotate. Insomma, la nuova disciplina disegnata dal decreto Sviluppo è un buon punto di partenza, ma deve essere ulteriormente migliorata e completata per sviluppare un vero mercato degli strumenti di debito emessi dalle Pmi».
Grande impatto potrà avere la possibilità, per le imprese con un fatturato non superiore a due milioni di euro, di pagare l’Iva su beni e prestazioni al momento del pagamento dei corrispettivi. «Una misura che lascia liquidità alle imprese – aggiunge Vignali – e che crea, per la pubblica amministrazione, uno stimolo maggiore a pagare per tempo. Un’opportunità offerta offerta dall’Europa alla luce dello Small Business Act, documento comunitario che invita i Paesi membri a “pensare in piccolo”». Il costo della misura – costo finanziario perché l’Erario incassa con ritardo – è di 11 milioni di euro per l’anno in corso, ma scenderà sensibilmente per i due anni successivi (0,5 milioni nel 2013 e 0,5 milioni nel 2014) quando il sistema andrà a regime.
La moratoria delle rate di finanziamento degli incentivi, prevista dall’articolo 26, ha invece l’obiettivo, in un contesto di grave crisi economica, di non penalizzare le imprese che hanno portato o stanno portando regolarmente a compimento i programmi di investimento agevolati e si trovano in una situazione di temporanea difficoltà nella restituzione delle rate di mutuo. Un provvedimento che “mette in sicurezza” molte imprese «perché – conclude Vignali – la revoca del beneficio determinerebbe in moltissime situazioni l’insolvenza totale della società».

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