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Dall’Italia al tetto di Apple la scalata di Mr 160 miliardi

NEW YORK – Tim Cook è un uomo dalle poche parole e dalle idee chiare: «Quando ho incontrato Luca cercavo un Coporate Controller ma ho capito subito che sarebbe stato il successore di Peter». L’amministratore delegato di Apple presenta così il cambio della guardia nella stanza del tesoro della società di Cupertino: lo storico Chief Financial Officer, Peter Oppenheimer, se ne andrà a settembre dopo un ventennio e al suo posto arriva l’italiano Luca Maestri che da poco più da un anno è il numero due.
Cinquant’anni, nato a Roma, una laurea in economia alla Luiss, seguita dal master a Boston con il quale inizia il lungo viaggio in giro per il mondo: sette paesi e tre continenti per una carriera cosmopolita. Nel 1998 è alla General Motors dove scala tutte le posizioni e da top manager coordina la squadra che si occupa degli investimenti in Cina e in Thailandia. Un’esperienza che gli fa conoscere dal vicino i mercati asiatici e che piace molto ai vertici dell’Apple impegnata in sfide cruciali sul fronte orientale. Poi passa in Sudamerica dove si occupa dei piani finanziari tra Brasile e Argentina rimettendone a posto i conti. L’ultima trasferta per Gm lo porta in Europa dove occupa vari incarichi, compreso quello di responsabile della joint venture con la Fiat. Poi dopo le auto, ecco i telefonini con il lavoro alla Siemens-Nokia e infine, prima della Mela, un’altra missione impossibile: aggiustare le casse vuote della Xerox, l’ex leader delle fotocopiatrici americane messo in ginocchio dalla crisi del settore.
Nel passaggio alla Apple è decisivo l’incontro con Tim Cook, che ha preso da Steve Jobs l’intuito nello scegliersi i collaboratori. Così come per il padre fondatore del Mac, anche per l’attuale Ceo la prima impressione caratteriale è quella che conta, ancora prima del curriculum. E Maestri, scrivono i blog specializzati, lo conquista con la sua competenza ma soprattutto con la riservatezza (molto apprezzata nella Silicon Valley). Affatto italiano in questo, il neo Cfo è persona molto schiva, centellina le interviste e adora muoversi nell’ombra lasciando ad altri le uscite pubbliche e le luci
dei riflettori. Uomo squadra, è un motivatore, esigente sino allo sfinimento dei suoi collaboratori ma sempre pronto a riconoscere meriti e promuovere i migliori. Al
talento, unisce un metodo rigoroso fatto di fatica e dedizione, chi lo ha visto al lavoro lo descrive «perfezionista e ossessionato dai dettagli », amante dell’ordine ai confini della mania. Ma, uscito dal-l’ufficio, ama divertirsi, passare il tempo con gli amici e la famiglia (è sposato con Katrina e ha due figli): la simpatia e l’autoironia sono tra le sue doti migliori, giurano i collaboratori. Parla tre lingue: inglese, italiano e portoghese e la sua attitudine ad una visione globale dei problemi sono un altro degli assi messi a frutto sul tavolo Apple. Il capo delle risorse umane della Xerox, Tom Maddison qualche tempo fa lo descriveva così al Wall Street Journal: «Il suo lavoro in giro per il mondo è fondamentale nelle riunioni strategiche: individua subito il problema, sa come affrontarlo e chi chiamare come interlocutore nei vari paesi».
Per lui Cook non risparmia i complimenti: «Sin da subito ho capito che sarebbe stato l’uomo giusto nel posto giusto. Ha un’eredità pesante da gestire, Peter è stato con noi tanto tempo e ha ottenuto risultati eccezionali, ma sono sicuro che Luca sarà un bravissimo Cfo e ci darà grandi soddisfazioni. E’ con noi da poco tempo ma ha giù conquistato il rispetto di tutti i colleghi e un ruolo ben definito nella nostra società». Poi aggiunge: «Dopo 25 anni di carriera è un conoscitore esperto di tutti i campi della finanza». E a Bloomberg, Gene Munster, uno degli analisti più attenti al mondo hitech dice: «Quando l’abbiamo visto arrivare il suo futuro era scritto sul muro: è un predestinato».
Ora la scommessa più difficile di tutta la sua carriera: la gestione del portafoglio da 160 miliardi di dollari diventata strategica in
questa fase per la società di Cupertino. In flessione sotto il profilo della creatività, imprigionata dall’impossibilità di sostituire il genio e il carisma di Steve Jobs, per continuare a prosperare deve muoversi sul mercato, senza perdere di vista i dividendi che i grandi azionisti continuano a chiedere. E questa è un’altra delle specialità di Maestri definito «un campione del rendimento».
Sotto la lunga gestione di Oppenheimer il fatturato è cresciuto quasi di venti volte, ma l’anno scorso c’è la stata una flessione dopo un decennio. Il primo dossier che Luca Maestri ha sul tavolo sarà infatti quello delle acquisizioni, diventato capitolo scottante dopo il movimento di Yahoo!, Google ma soprattutto di Facebook che ha appena piazzato il colpo da 19 miliardi comprando WahtsApp. La Apple sino ad oggi si è mossa sottotraccia dedicandosi ad affari di minor portata con 20 società minori comprate negli ultimi 15 mesi: scelta che non convince gli analisti. Da qui la voglia di Cook di voltar pagina affidandosi al manager italiano, confidando che la grande riservatezza valga un Oscar.

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