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Dall’inquilino anche 260 euro per i servizi

Anche per gli inquilini, dopo decenni, arriva il momento delle tasse locali. Sinora, per motivi imperscrutabili, l'unico destinatario dei tributi comunali era il proprietario, che pagava così, per il fatto di possedere un immobile, i servizi anche per le persone che intendesse ospitare in casa sua a qualunque titolo.

Ora, però, nella bozza di decreto legislativo di modifica all'Imu, entra in scena la Res, la nuova imposta che assorbe la Tarsu (che già da prima era a carico di chi occupava l'immobile, proprietario o inquilino che fosse) e una parte dedicata ai «servizi indivisibili».

Mentre cioè la Tarsu è facilmente individualizzabile in base ai metri quadrati o (in molti comuni) alla presenza di un single o di una famiglia, la Res-servizi indivisibili dovrebbe servire a pagare i conti comunali delle prestazioni generiche come manutenzione strade, vigilanza urbana, illuminazione e simili. È a carico solo degli «occupanti» (quindi anche i locatari) persone fisiche di abitazioni. Devono però essere maggiorenni e residenti nel Comune e se ci sono più occupanti della stessa unità immobiliare tutti sono obbligati in solido a pagare il tributo.

Il presupposto è dunque chiaro e lo è anche la base imponibile: né più né meno che quella dell'Imu, il cui gettito, scendendo di aliquota (si veda l'altro articolo nella pagina) viene compensato proprio da questa nuova imposta. In concreto, la base imponibile è data dal valore catastale dell'immobile (rendita per 105). L'aliquota può variare dal 2,21 al 3 per mille.

I conti sono presto fatti: anche la Tarsu perde in media l'8,7% per la scomparsa dell'addizionale ex Eca e Meca (sempre che i Comuni non decidano di alzarla), però con la parte dei servizi indivisibili l'importo medio annuo da pagare in più va dai 54 ai 261 euro. Nella tabella sono illustrati casi concreti, dal monolocale al trilocale, in città medio-grandi, dove peraltro si concentrano le locazioni, soprattutto quelle di case popolari. Confrontando questi importi con quelli relativi al risparmio realizzato dai proprietari, nella parte alta della tabella qui a fianco, è evidente che il contributo degli inquilini va a compensare (anche se solo in parte) gli sconti per i proprietari.

Nello schema di decreto legislativo è però prevista una norma di protezione per le fasce più deboli (sia di inquilini che di proprietari). Così, per chi possiede redditi lordi annui sino a 15mila euro, la Res servizi indivisibili non è dovuta. Per chi va dai 15.001 a 28mila euro è ridotta della metà. Se, quindi, per esempio, in una famiglia c'è un componente che ha un reddito sotto questi limiti, è a lui che converrà intestare il contratto di locazione; anzi, proprio per questo, salva una modifica della bozza in circolazione, la res-inquilini rischia di fruttare ben poco.

Per i proprietari locatori, comunque, la componente servizi indivisibili non sarà quasi mai dovuta per intero, dato che chi è già assoggettato a Imu/Ici (cioè tutti tranne i proprietari di abitazione principale) paga solo la metà.
 

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