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Dall’inflazione al clima: Lagarde lancia la revisione strategica delle politiche Bce

FRANCOFORTE A Mario Draghi i commentatori spiavano il colore della cravatta, per indovinarne l’umore e la predisposizione a essere falco o colomba. Durante l’incontro con i giornalisti di ieri, Christine Lagarde, che gli è succeduta lo scorso novembre a capo della banca di Francoforte, mostrava invece sulla giacca blu una spilla d’oro: non un falco, non una colomba ma una fulgida civetta, segno della saggezza. Chissà se è davvero saggia la decisione, confermata ufficialmente dal Consiglio dei Governatori e comunicata nella conferenza stampa dalla presidente, di lanciare la «revisione strategica» delle politiche della Bce.

Non succede dal 2003 che la politica monetaria dell’Eurozona venga riconsiderata: si tratterà di un dibattito ampio e profondo, ha detto Lagarde. Che toccherà molti campi, alcuni non convenzionali per una banca centrale. Ma che sarà anche accompagnato da rischi, con conclusioni imprevedibili. La presidente ha detto che la revisione «finirà quando sarà finita», cioè quando avrà esaurito i temi da discutere, quando avrà sentito le opinioni degli interessati (non solo banchieri), quando le decisioni saranno prese. Ha però spiegato che l’ideale sarebbe concluderla e comunicarla ai mercati il prossimo dicembre. Materie importanti, e controverse, da affrontare ce ne sono molte.

Innanzitutto, si tratterà di verificare se l’obiettivo principale della Bce — l’inflazione vicina ma sotto al 2% — sarà da mantenere, dal momento che sono anni che la banca non riesce a raggiungerlo (l’aumento dei prezzi nell’area euro è attorno all’1,3%). Molti propongono di cambiarlo e puntare a una definizione «speculare» dell’obiettivo, cioè inflazione «vicina ma sopra o sotto il 2%». Può sembrare cosa da poco ma un cambiamento del genere modificherebbe le aspettative degli investitori sulle azioni della Bce e quindi muoverebbe i mercati. Lagarde ha anche detto che, nel processo di decisione, saranno sentite e considerate anche le opinioni dei cittadini, i quali hanno la percezione che in realtà l’inflazione non sia troppo bassa, come dice Francoforte, ma che anzi i prezzi aumentino troppo (si studieranno anche i prezzi degli immobili): «Ascolteremo le aspettative della gente», ha detto Lagarde.

La civetta

La presidente Bce mostrava sulla giacca blu una spilla d’oro con una civetta

La presidente è particolarmente intenzionata a introdurre il cambiamento climatico nelle politiche della Bce. E su questo la «revisione strategica» avrà parecchio da discutere. Una cosa, infatti, è considerare i rischi che il riscaldamento globale comporta per i mercati finanziari, le imprese, i governi e i titoli che questi emettono e la Bce spesso compra. Un’altra, che solleverebbe opposizioni, sarebbe la decisione di preferire bond verdi, cioè emessi da aziende con politiche green, negli acquisti della Bce sui mercati: molti pensano che sarebbe per la banca un salto nelle scelte politiche, che ovviamente non sono parte del suo mandato. Un eccesso che incontrerebbe resistenze (inoltre i titoli verdi in circolazione sono pochi e presto la Bce finirebbe con il comprarli tutti, cosa che le è vietata).

A parte la «revisione strategica», Lagarde ha comunicato che i governatori hanno deciso di mantenere invariata la politica monetaria, cioè a tassi sotto zero e con acquisti di titoli sui mercati per 20 miliardi al mese. I rischi per l’economia — ha detto — continuano a preoccupare ma «sono un po’ meno pronunciati» di un mese fa, soprattutto grazie alla firma della tregua commerciale tra Washington e Pechino.

Per ora Lagarde va avanti sulla strada tracciata da Draghi, senza cambiamenti. Ma il 2020 e la «revisione» saranno spesso senza rete. Servirà la saggezza della civetta.

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