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Dall’Europa via libera con paletti

L’analisi approfondita sulla finanziaria 2014 che la Commissione pubblicherà venerdì sarà segnata da apprezzamenti e critiche. Il documento presentato dal Governo non verrà bocciato e rimandato a Roma, ma sarà oggetto di numerosi suggerimenti. L’obiettivo di Bruxelles è di influenzare per quanto possibile i lavori parlamentari, preoccupata dall’idea di creare scossoni politici a Roma ma anche desiderosa di usare i poteri che la recente riforma del Patto di Stabilità e di Crescita le concede. Oggi, invece, è atteso il rapporto annnuale sugli squilibri macroeconomici dei vari Paesi.
È la prima volta che la Commissione potrà leggere e valutare i progetti di bilancio prima che questi siano approvati dai parlamenti nazionali. «L’esercizio è delicato. L’esecutivo comunitario – spiega un responsabile europeo – non vorrà apparire troppo intrusivo per evitare di provocare scossoni politici a livello nazionale a ridosso del voto europeo di maggio». La Commissione, giunto a fine mandato, deve trovare un sottile equilibrio tra apprezzamenti e critiche.
Al di là delle raccomandazioni, basate su una analisi qualitativa e quantitativa della Finanziaria, sarà interessante capire che margine di manovra ci possa essere, secondo Bruxelles, nello scorporo degli investimenti pubblici dal calcolo del disavanzo. Le regole europee prevedono che questa possibilità possa essere utilizzata solo dai paesi con un deficit inferiore al 3,0% del prodotto interno lordo e che il disavanzo debba comunque rimanere sotto a questo livello.
Secondo il governo, il deficit del 2014 sarà al 2,5% del Pil; la Commissione è più cauta, prevedendo un disavanzo del 2,7%. «Chi pensa che l’ammontare degli investimenti detraibili dal calcolo del deficit possa essere molto grande rischia di essere deluso», commenta un esponente comunitario. Su questo fronte, il potere discrezionale della Commissione è grande. Bruxelles deve tenere conto dell’andamento del debito pubblico e della traiettoria di avvicinamento al pareggio di bilancio strutturale.
Secondo gli ultimi dati e le ultime previsioni, sui due fronti, l’Italia è in difficoltà. Sul primo versante, il debito è salito dal 125,6 al 133,3% del prodotto interno lordo tra il secondo trimestre del 2012 e il secondo trimestre del 2013. Per quanto riguarda il pareggio di bilancio strutturale, l’obiettivo del Governo Letta è di raggiungerlo nel 2015. Anche in questo caso la Commissione è più cauta, prevedendo per quell’anno un disavanzo strutturale dello 0,9% del Pil.
C’è palpabile nervosismo in Commissione sul dibattito politico di queste settimane. La paura è che il progetto di bilancio presentato dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni venga annacquato in Parlamento. Non è un caso se il 5 novembre, presentando le sue ultime previsioni economiche, l’esecutivo comunitario abbia inserito tra le stime un deficit-Pil del 2,7% nel 2014 «tenendo conto della finanziaria così come approvata dal Governo il 15 ottobre».
Nel suo documento di venerdì, la Commissione porrà il problema dell’onere fiscale, che va spostato dal lavoro al capitale, e tornerà sulle riforme incomplete o tralasciate, come quella del diritto del lavoro, del sistema di giustizia civile, del mercato dei servizi. Sul fronte, invece, della spesa pubblica, l’esecutivo comunitario è convinto che tagli trasversali non siano più possibile o necessari e che il governo debba lavorare di cesello, cercando nelle sacche del bilancio spese improduttive o inutili.
Più in generale, il tentativo della Commissione sarà di influenzare il dibattito in Parlamento a Roma ed evitare eccessivi annacquamenti. In cuor suo l’esecutivo comunitario teme che l’impalcatura di bilancio rischi di mancare gli obiettivi, tenuto conto anche delle incertezze su alcune coperture finanziarie relative, per esempio, all’abolizione parziale dell’Imu. La Commissione è pronta a dare il beneficio del dubbio al Governo, ma intende tenerlo sulla corda.

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