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Dall’Europa ultimatum a Google “Deve rispettare la privacy dica come usa i dati degli utenti”

L’Europa lancia la sua offensiva contro Google, chiede al gigante statunitense di rispettare la privacy e comincia a minacciare sanzioni se Mountain View continuerà a far finta di niente e ad aggirare le regole del Vecchio Continente. È stata la Francia a dare il via alle accuse, seguita dal garante italiano e dall’Autorità spagnola. Ma anche gli altri Paesi si muovono: la Germania ha già aperto un procedimento, l’Olanda si appresta a chiedere chiarimenti, la Gran Bretagna dovrebbe pubblicare presto i risultati della sua istruttoria. Dappertutto, insomma, si chiede a Google di essere più trasparente, di fornire agli utenti tutte le informazioni necessarie, di dare garanzie sulla utilizzazione dei dati personali raccolti e sul loro impiego. Il gigante americano reagisce come al solito, senza entrare nel merito delle accuse: «La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse autorità coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro».
Da ottobre scorso, i Paesi dell’Ue hanno chiesto a Google di rispettare la direttiva europea «informatica e libertà», ma stavolta sono i singoli Stati comunitari a entrare in azione in maniera coordinata. I più severi sembrano i francesi: l’avvertimento emesso ieri dalla Cnil, la Commissione nazionale informatica e libertà, si accompagna all’obbligo di mettersi in regola nel giro di tre mesi. Secondo la presidente dell’organismo, Isabelle Falque- Pierrotin, Google continua a violare la legge transalpina e gli utenti «non sono in grado di conoscere l’utilizzazione che può essere fatta dei loro dati e controllarli ». L’azienda americana deve chiarire le finalità della raccoltadati, che per il momento sono «troppo imprecise e opache», definire «una durata di conservazione », creare una base legale per evitare «un incrocio potenzialmente illimitato dei dati». Senza una risposta, arriveranno le prime sanzioni finanziarie. La signora Falque-Pierrotin ha precisato che non si tratta di una crociata contro Google, «ma la trasparenza deve applicarsi anche a loro. Vogliamo che Google tolga il velo sulla galassia che rappresenta e di cui i suoi clienti non hannoassolutamente coscienza».
Ad essere chiamata in causa, a Parigi come nelle altre capitali europee, è la nuova regolamentazione di Google varata in marzo, che riunisce le norme valide per diversi servizi, un tempo separati. In Italia, il garante della privacy ha chiesto «maggiori e più puntuali dettagli su specifici aspetti delle modalità di trattamento dei dati degli utenti». Anche da noi sono nel mirino «l’informativa e il consenso all’uso dei dati, alla loro conservazione e al loro possibile incrocio, anche tra prodotti e servizi diversi». La decisione italiana fa seguito alla creazione di una task force europea: dopo una prima fase di indagine, le Autorità di difesa della privacy italiana, francese, tedesca, olandese, spagnola e britannica avevano avviato un’azione congiunta e aperto provvedimenti contro Google.
In questo quadro s’inserisce la procedura di sanzioni annunciata ieri sera dalla Spagna: secondo l’Agenzia di protezione dei dati (Aepd), sono stati rilevati «gli indici di sei infrazioni, di cui cinque gravi», che possono dar luogo a multe comprese tra 40 e 300 mila euro. Anche Madrid sottolinea la mancanza di trasparenza sull’uso dei dati personali e il fatto che Google possa «conservare i dati relativi ai suoi utenti durante un periodo indeterminato o ingiustificato».Come si vede, ci possono essere differenze minime da un Paese all’altro, ma le accuse e i sospetti sono comuni: mancata trasparenza, incrocio di dati provenienti da diversi servizi, conservazione illimitata delle informazioni personali. L’Europa vuol fare chiarezza e sbatte i pugni sul tavolo: la superiorità tecnologica americana e le capacità innovative delle sue aziende non possono oltrepassare la barriera della privacy dei cittadini europei.
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