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Dall’Eurogruppo via libera al negoziato

Sempre nervosamente incerto prosegue in questi giorni l’iter decisionale che dovrebbe portare a un nuovo programma di aiuti finanziari alla Grecia. Ieri l’Eurogruppo ha accolto positivamente l’approvazione in Parlamento ad Atene di una serie di misure prioritarie, dando la possibilità ad alcuni paesi creditori di chiedere il benestare del loro Parlamento per iniziare le trattative in vista del nuovo memorandum. Nel frattempo, il via libera su un urgente prestito-ponte è atteso a breve, forse oggi.
I ministri delle Finanze della zona euro si sono riuniti, questa volta in teleconferenza, per prendere atto del voto parlamentare di mercoledì notte in Grecia. «Abbiamo deciso oggi (ieri per chi legge, ndr) di accordare in linea di principio un sostegno finanziario alla Grecia della durata di tre anni, condizionato all’esito delle procedure nazionali». Il nuovo pacchetto di aiuti finanziari prevede necessità economiche da parte del paese mediterraneo di 82-86 miliardi di euro da qui al 2018.
Nella notte tra domenica e lunedì i capi di stato e di governo della zona euro avevano chiesto alla Grecia di adottare quattro misure in via prioritaria entro mercoledì 15 luglio, per poter dare il via libera ai negoziati sul memorandum. Così è avvenuto. Formalmente le trattative sul nuovo programma di aggiustamento potranno iniziare solo quando tutti i governi avranno ricevuto un mandato a livello nazionale. Ieri hanno votato i parlamenti finlandese e lituano. Il Bundestag tedesco dovrebbe votare oggi.
A quel punto, i negoziati tra la Grecia e le tre istituzioni creditizie – la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea – potranno cominciare. Non sarà una partita semplice. Da un lato, il Parlamento greco ha votato a grande maggioranza le prime riforme due giorni fa. Dall’altro, tuttavia, ci sono dubbi su come il governo greco negozierà. Qui a Bruxelles molti si interrogano su quanto ha detto durante il dibattito parlamentare il premier Alexis Tsipras.
«È un accordo difficile, pessimo», ha detto il primo ministro alla televisione greca martedì sera. «Sono convinto che questo piano non sia corretto, ma siamo arrivati a un punto per cui non potevamo continuare oltre». L’accordo a livello di capi di stato e di governo è giunto dopo 17 ore di negoziato. La trattativa sul nuovo memorandum potrebbe durare quattro settimane. Nel frattempo, i creditori europei stanno negoziando un difficile prestito-ponte di sette miliardi di euro.
Sul tavolo è l’uso di un fondo a 28 noto con l’acronimo inglese EFSM (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Poiché questo strumento – dotato di circa 13 miliardi di euro – è comunitario, e non è riservato alla zona euro, bisogna trovare un accordo con tutti i paesi membri dell’Unione. Alcuni governi – come quello inglese – hanno rumoreggiato. Vogliono certezze sul rimborso del prestito. Si sta quindi lavorando per offrire ai governi non appartenenti all’unione monetaria qualche forma di collaterale.
C’era ieri sera qui a Bruxelles evidente fiducia che l’intesa sarebbe stata trovata, ma funzionari del Consiglio spiegavano che voci di un accordo già ottenuto erano precipitose, tanto i nodi tecnici e politici sono numerosi. Una volta raggiunto a livello tecnico, l’approvazione politica avverrà per procedura scritta. La portavoce della Commissione europea Annika Breidthardt ha assicurato che dopo il benestare l’esborso sarebbe stato rapido.
La Grecia è con l’acqua alla gola. Le banche sono chiuse e l’economia in crisi. Lunedì il paese deve rimborsare circa 4 miliardi di euro alla Bce. Da Berlino, parlando alla radio tedesca, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha ribadito che forse una Grexit è l’opzione migliore. L’uomo politico tedesco è preoccupato dal negoziato del memorandum. Teme in cuor suo che le trattative falliscano. Entro mercoledì, intanto, il Parlamento greco dovrà approvare un altro pacchetto di riforme.
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