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Dall’Eurogruppo faro sui conti italiani

BRUXELLES
I ministri delle Finanze della zona euro sono tornati ieri a dirsi preoccupati per l’andamento dei conti pubblici italiani, notando che l’Italia rischia di non rispettare le regole europee sul risanamento del debito pubblico. Il richiamo giunge mentre oggi la Commissione europea deve decidere se e come chiedere al governo Renzi ulteriori misure di finanza pubblica per rimettere in carreggiata il bilancio nazionale, tenuto conto tra le altre cose del rallentamento economico.
Sulla base di recenti stime economiche di Bruxelles, l’Eurogruppo ha pubblicato ieri, alla fine di una regolare riunione mensile, una prima analisi della situazione delle finanze pubbliche nel 2016. Ribadendo quanto detto già in novembre, i ministri hanno sottolineato che l’Italia – insieme ad altri sei paesi – rischia di non rispettare le regole del Patto di Stabilità. In questo contesto, hanno notato che negli ultimi quattro mesi il governo Renzi ha adottato «misure che hanno aumentato il deficit pubblico».
L’Italia ha presentato alla fine dell’anno scorso una controversa Finanziaria per il 2016 che si basa su generose richieste di flessibilità di bilancio (legate in particolare a nuovi investimenti e a nuove riforme). Un giudizio di Bruxelles è atteso in maggio. «Notiamo – hanno scritto in un comunicato i ministri delle Finanze – che anche nel caso di concessione massima della flessibilità richiesta rimane il rischio di significativa deviazione» dei conti pubblici rispetto al cammino tracciato verso il pareggio di bilancio.
«Accogliamo gli impegni dell’Italia di adottare le necessarie misure per assicurare che la Finanziaria 2016 sia rispettosa delle regole del Patto», ha spiegato in una conferenza stampa qui a Bruxelles il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, tanto più che «secondo le ultime previsioni economiche della Commissione l’Italia non rispetta la regola del debito né nel 2015 né nel 2016». L’Eurogruppo non chiede direttamente all’Italia nuove misure di risanamento di bilancio.
Tuttavia, più in generale e riferendosi ai sette paesi in difficoltà, i ministri delle Finanze della zona euro hanno precisato nel loro comunicato: «Gli stati membri (…) i cui piani sono a rischio di non rispetto delle regole del Patto di Stabilità dovrebbero prendere, in modo tempestivo, ulteriori misure per rispondere ai rischi individuati dalla Commissione europea». Le regole sul risanamento del debito prevedono per l’Italia una riduzione del passivo di un ventesimo all’anno su tre anni.
Oggi a Strasburgo la Commissione europea presenterà l’attesa analisi sugli squilibri macroeconomici in 18 paesi dell’Unione. Tra questi anche l’Italia, per via di un debito elevato e una bassa competitività. Come nel 2015, l’esecutivo comunitario dovrebbe decidere di considerare gli squilibri italiani eccessivi, ma senza aprire una procedura sanzionatoria. Nel contempo, il collegio dei commissari dovrà decidere se cogliere l’occasione per inviare una lettera di richiamo all’Italia.
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, la lettera – se verrà inviata a Roma – dovrebbe fare il punto sulla situazione delle finanze pubbliche italiane, alla luce anche delle ultime previsioni economiche della Commissione europea pubblicate all’inizio di febbraio. In quella occasione, l’esecutivo comunitario aveva notato un netto aumento della stima del deficit strutturale dall’1,0% del Pil nel 2015 all’1,7% del Pil nel 2016 (in autunno la stima era dell’1,5%).
In questa circostanza, la Commissione potrebbe quindi chiedere all’Italia misure aggiuntive di finanza pubblica per evitare una deviazione significativa dei conti pubblici rispetto al cammino tracciato verso il pareggio di bilancio. Precisava ieri un esponente comunitario che, nel caso, Bruxelles dovrebbe usare «la mano leggera». Lo stesso commissario agli affari monetari Pierre Moscovici ha sottolineato ieri l’importanza del dialogo tra Roma e Bruxelles.

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