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Dall’Eba primi paletti sui crediti

In attesa che domani la Banca centrale europea alzi il velo sugli standard comuni che utilizzerà nell’asset quality review, l’esercizio sullo stato di salute dei 130 maggiori istituti di credito dell’area, ieri la European banking authority, l’organismo presieduto da Andrea Enria che agisce come regolatore del sistema bancario nell’Unione ha diffuso nuove indicazioni per rendere più armonici gli standard su sofferenze e debiti incagliati degli istituti europei e le conseguenze che essi hanno potenzialmente sul capitale dell’emittente.
Secondo la nuova definizione dell’Eba un prestito deve essere considerato non performing quando il pagamento è in ritardo di più di 90 giorni. L’authority ha poi messo a punto anche il principio della cosiddetta forbearance ovvero quando i termini per la restituzione del credito concesso sono dilazionati per difficoltà del debitore. In questo caso la valutazione resta più complessa e lo slittamento dei tempi non può, in automatico, condurre a considerare l’asset “non performing”. In altre parole le circostanze vanno ulteriormente indagate, caso per caso. Per quanto riguarda in particolare le banche italiane, «a una prima analisi del documento non ci aspettiamo un’impennata delle sofferenze, ha commentato ieri dall’Abi il dg Giovanni Sabatini, visto che veniamo da un sistema di regole rigoroso» e anzi «si fa finalmente chiarezza sul tema dei crediti deteriorati di cui avevamo denunciato la totale disomogeneità a livello europeo». La silhouette tracciata dall’Eba su sofferenze e incagli in realtà dovrà adattarsi anche ai Paesi non euro quando effettueranno esercizi su base nazionale analoghi a quelli che la banca centrale europea sta avviando.
Lo sforzo dell’Eba è diretto a superare le polemiche create con gli stress test avviati dopo la crisi del 2008 quando si levarono critiche nei confronti dell’authority, considerata alternativamente colpevole di eccessiva rilassatezza, o di eccessiva severità, sui requisiti di capitale. Una delle difficoltà stava proprio nella diversa definizione di non performing loan e quindi delle ricadute sulla patrimonializzazione degli istituti. Una via di fuga, forse abusata, è parsa quella della “forbearance” con criteri diversi adottati dalle diverse banche nel definire quando una dilazione temporale nasconde in realtà una sofferenza o un incaglio. Secondo molti analisti è più importante il principio stesso di una crescente armonizzazione piuttosto che i termini della stessa armonizzazione. Anche l’Eba nella nota diffusa ieri ha spiegato che «obiettivo delle raccomandazioni è contribuire ad un approccio coordinato nella supervisione del portafoglio crediti delle banche da parte delle autorità competenti».
Per quanto riguarda le banche dell’eurozona la palla passa ora alla Bce che lancerà la review degli asset delle banche nella prima metà del 2014: in Italia, così come nel resto d’Europa, l’attenzione resta alta, anche perché il momento – come dimostrato ancora ieri dai dati PwC (si veda articolo a lato) – non è facile, con lo stock dei crediti deteriorati sempre più elevato.

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