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Dalle regioni aiuti alle imprese

La Commissione europea ha reso nota ieri, 21 maggio, l’approvazione di un regime italiano di 9 miliardi di euro per sostenere l’economia italiana nel contesto dell’epidemia di coronavirus. La possibilità di far partecipare le regioni al finanziamento delle imprese era già prevista dal decreto legge Rilancio (n. 34/2020); l’approvazione del regime di aiuto quantifica quanto le imprese possono ottenere dall’utilizzo dello strumento. Il dl Rilancio ha previsto la possibilità per le regioni di dare contributi attingendo al 100% dalle risorse Ue, senza quindi l’obbligo di cofinanziare. Il regime è denominato «ombrello» ed è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato adottato dalla Commissione il 19 marzo 2020, modificato il 3 aprile e l’8 maggio 2020. Con l’approvazione, le Regioni e le Province autonome italiane, altri enti territoriali e le Camere di commercio sono ora in grado di fornire sostegno alle imprese di tutte le dimensioni, compresi i lavoratori autonomi, le piccole e medie imprese (pmi) e le grandi imprese. Nell’ambito del regime, il sostegno pubblico può essere concesso tramite sovvenzioni dirette, garanzie su prestiti e tassi di interesse agevolati per prestiti. Gli aiuti possono essere concessi per sostenere attività di ricerca e sviluppo (R&S) relativi al coronavirus, alla costruzione e al potenziamento di strutture per lo sviluppo e test di prodotti rilevanti per il coronavirus e alla produzione di prodotti correlati al coronavirus, quali vaccini, prodotti medici, trattamenti e dispositivi, disinfettanti e indumenti protettivi, ingredienti farmaceutici attivi e sostanze attive utilizzate per i disinfettanti. Possono essere concessi sussidi salariali per i dipendenti, al fine di evitare licenziamenti durante l’epidemia di coronavirus.

 

I beneficiari. I contributi possono sostenere le aziende che incontrano difficoltà a causa della perdita di reddito e della carenza di liquidità derivante dall’impatto economico dell’epidemia di coronavirus. In particolare, aiuterà le imprese a coprire il capitale circolante immediato o le esigenze di investimento. La Commissione ha riscontrato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, per quanto riguarda le sovvenzioni dirette, gli anticipi rimborsabili, i vantaggi fiscali e di pagamento, il sostegno per impresa non dovrà superare gli 800 mila euro per impresa come previsto dal quadro temporaneo. L’importo scende rispettivamente a 100 mila e 120 mila euro nel caso di agricoltura e pesca / acquacoltura.

 

Le iniziative ammissibili. Per quanto riguarda le garanzie statali e i prestiti con tassi di interesse agevolati, l’importo del prestito per società è limitato a quanto necessario per coprire le sue esigenze di liquidità per il prossimo futuro. Deve essere limitato nel tempo e i premi delle commissioni di garanzia e i tassi di interesse non devono superare i livelli previsti dal quadro temporaneo. Sono ammessi gli aiuti a favore di ricerca e sviluppo relativi al coronavirus che sono considerati necessari. Possono essere concessi anche per gli investimenti per la costruzione e il potenziamento delle strutture di prova e per la produzione di prodotti rilevanti per il coronavirus. Il progetto di investimento deve essere completato entro sei mesi dalla data di concessione dell’aiuto. Gli aiuti sotto forma di sussidi salariali per i dipendenti al fine di evitare licenziamenti sono ammessi, ma devono essere concessi a dipendenti che altrimenti sarebbero stati licenziati a seguito della sospensione o riduzione delle attività commerciali a causa del coronavirus epidemia. Il sussidio salariale può avere un periodo massimo di dodici mesi. La sovvenzione salariale mensile non deve superare l’80% della retribuzione lorda mensile. La Commissione ha riconosciuto che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b). Gli aiuti possono essere concessi solo a società che non erano in difficoltà già al 31 dicembre 2019.

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