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Dalle prepagate ai migranti, il riciclaggio testa nuove vie

Dal traffico di migranti al riciclaggio con apparecchi di videolottery, senza tralasciare gli evergreen delle frodi per false fatturazioni, abuso di crediti Iva fittizi, e distrazione di fondi pubblici. Insomma il quadro disegnato dalla Uif con il report contenuto nel quaderno dell’antiriciclaggio n. 11, edito dalla Banca d’Italia nel mese di luglio 2018, delinea un panorama variegato nel quale ai metodi «tradizionali» si affiancano innovativi sistemi di ingegneria criminale volta al riciclaggio, autoriciclaggio e finanziamento del terrorismo (come si può vedere nella tabella nella pagina accanto) che, tuttavia, grazie all’intensa azione dell’Intelligence della Uif è stata disvelata e repressa.

Carte prepagate e traffico di migranti. L’anomala operatività nell’uso di carte prepagate è stata recentemente rinvenuta in attività criminali collegate al traffico di migranti e ad organizzazioni terroristiche. Il caso di specie trae origine dalla segnalazione di un istituto di emissione di carte di pagamento, riguardo l’effettuazione di operazioni incrociate di ricarica fra carte prepagate intestate a cittadini africani, immigrati da poco tempo in Italia e insediati in aree distanti fra loro (Nord e Sud Italia). Tali soggetti risultavano intestatari di varie carte emesse in diverse zone geografiche del nostro paese, anche differenti da quelle di rispettive residenze, e in particolare in prossimità delle zone di snodo logistico della rete nazionale dei trasporti. Sulle carte prepagate venivano inoltre registrati pagamenti Pos le cui causali rimandavano all’acquisto di titoli di viaggio e a spese di trasporto e soggiorno effettuate in vari Paesi dell’Europa centro-settentrionale. Dall’esame dei movimenti delle carte sia dei soggetti indagati che degli altri con cui venivano scambiate le ricariche, emergeva che questi ultimi risultavano essere quasi esclusivamente loro connazionali, spesso classificati dal segnalante come «privi di occupazione». L’analisi delle transazioni metteva in evidenza un’operatività complessiva analoga a quella riscontrata in passato in capo a soggetti arrestati per traffico di migranti, in particolare con riferimento a movimentazioni effettuate in località prossime a centri di accoglienza per immigrati oppure a valichi di frontiera. In particolare, una delle persone investigate risultava anche essere titolare di un’agenzia money transfer presso la quale avevano ripetutamente operato i suoi connazionali con trasferimenti a favore di persona attiva in attività terroristiche. Da ciò è conseguito l’arresto degli africani in discorso per associazione a delinquere finalizzata al traffico di migranti, ed al traffico di denaro su tre distinti canali: trasferimenti domestici (anche fra membri dell’organizzazione) eseguiti tramite carte ricaricabili; trasferimenti transfrontalieri del «capitale» dell’organizzazione effettuati in contante, tramite «spalloni»; trasferimenti con controparti estere disposti attraverso piattaforme money transfer.

Carte prepagate e radicalismo religioso. Ma le indagini sulle carte prepagate hanno portato a scovare molti altri illeciti fra cui quelli collegati al rischio di potenziale coinvolgimento in attività di finanziamento del terrorismo. A riguardo è stata individuata la movimentazione registrata su due carte prepagate intestate a due donne e su un conto corrente intestato ad una di queste con operazioni apparentemente incoerenti, per frequenza e tipologia, con il profilo soggettivo ed economico delle intestatarie. Il collegamento tra le due clienti è costituito da un’operazione di ricarica disposta fra le due carte. Dall’esame della movimentazione è emerso che le stesse traevano la provvista da numerose ricariche, eseguite presso intermediari ed esercenti dislocati su tutto il territorio nazionale da molteplici soggetti, sia italiani che stranieri, tra i quali alcuni nominativi noti in Italia per essere associati a fenomeni di integralismo religioso. Successivamente le disponibilità confluite su una carta prepagata erano utilizzate esclusivamente all’estero, attraverso prelevamenti di contante e addebiti per pagamenti Pos, eseguiti rispettivamente presso Atm ed esercizi commerciali di due paesi del Medio Oriente. Nell’altra carta, invece, erano registrati frequenti addebiti online, per acquisti da siti internet specializzati nella vendita di prodotti (abbigliamento e libri) della propria tradizione religiosa, e pagamenti in favore di una società di spedizioni. Dalle indagini è emerso che la donna promuoveva, attraverso un noto social network, un’attività commerciale di sua proprietà, specializzata nella vendita di abbigliamento femminile tipico della tradizione religiosa islamica, relativamente alla quale tuttavia non sussisteva alcuna evidenza negli archivi camerali. Con le provviste finanziarie conseguite si procedeva al finanziamento del terrorismo con operazioni prive di causale giustificativa, poste in essere con controparti ubicate in paesi a rischio e molto noti sul web per la loro attività di proselitismo radicale.

Christina Feriozzi

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