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Dalle pensioni al fisco il terreno di confronto tra creditori e Atene

Secondo una fonte autorevole greca, e non governativa, tra le due proposte c’era una differenza veramente esigua dal punto di vista della dimensione monetaria. A dividere i due fronti è stata una differenza di impostazione generale che si è manifestata nei tagli alle spese e negli aumenti di imposta in cambio dell’ultima rata di prestiti ferma da agosto pari a 7,2 miliardi di euro.
I creditori avrebbero chiesto di ridurre o eliminare del tutto i proposti aumenti delle tasse sulle imprese, raddoppiare i tagli alla difesa da 200 a 400 milioni, aumentare l’Iva dal 13 al 23% sui ristoranti, ridurre i benefici pensionistici piuttosto che aumentare i contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro.
In particolare Atene aveva proposto di aumentare le imposte societarie dal 26 al 29% dal 2016 mentre i creditori chiedevano che l’aliquota venisse ridotta di un punto al 28% e che il prelievo speciale una tantum del 12% previsto per il 2015 per le società che hanno utili superiori ai 500mila euro venisse abolito. L’Fmi non avrebbe visto di buon occhio una tassazione troppo recessiva sulle imprese che avrebbe potuto azzoppare la ripresa.
Quindi la troika ha chiesto che venisse aumentato il prelievo sull’Iva sui consumi alzando dal 13 al 23% l’imposta sui ristoranti e catering (esclusi dal governo greco) ma lasciando al 13% il prelievo per gli albergatori. I creditori hanno sostenuto, in contrasto con i greci, l’abolizione dello sconto dell’Iva per le isole.
Sulle pensioni la distanza è più pesante: i creditori hanno chiesto l’abolizione dell’indennità,(Ekas) per le pensioni minime, dalla fine di dicembre 2017 mentre i greci proponevano una maggiore gradualità, un periodo compreso tra il 2018 e 2020. Le istituzioni internazionali inoltre hanno bocciato gli aumenti proposti da Atene dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (Ika) del 3,9% mentre avrebbero chiesto di aumentare i prelievi ai pensionati per la sanità dal 4 al 6%. Forse l’Fmi si è opposto per non aumentare eccessivamente il costo del lavoro.
Sulle pensioni i creditori hanno chiesto di anticipare la riduzione dei benefici delle pensioni adottando progressivamente la regola aurea che «il limite minimo per andare in pensione è di 67 anni o 62 in presenza di 40 anni di anzianità dal 2022» e di creare nel frattempo forti disincentivi ai prepensionamenti (con l’eccezione dei lavori usuranti e per le madri con figli disabili) a partire dal 30 giugno 2015 rispetto alla proposta greca che prevedeva il primo gennaio 2016. I creditori avrebbero accettato la proposta greca che prevede per chi dovesse andare in pensione prima dell’età pensionabile una penalizzazione non del 6% ma del 10 per cento.

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