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Dalle imprese 81 milioni all’Antitrust

Per coprire i costi di funzionamento 2013 dell’Antitrust, le grandi imprese dovranno sborsare quasi 81 milioni di euro. E dovranno farlo anticipatamente, cioè entro questo mese di ottobre.
Chiamate per la prima volta alla cassa dall’Autorità della concorrenza e del mercato (Agcm) sono le società di capitale (srl, spa e sapa) con ricavi superiori a 50 milioni di euro, cooperative incluse. Sono loro che dovranno versare lo 0,08 per mille del fatturato. Si va da un minimo di 4mila a un massimo di 400mila euro. Il versamento – possibile già da lunedì scorso – dovrà essere effettuato entro il 30 ottobre direttamente con bonifico bancario. Poi, entro fine novembre, le stesse imprese dovranno comunicare l’avvenuto pagamento, compilando e inviando il modello online già predisposto sul sito dell’Authority.
Entra così nel vivo il nuovo sistema di finanziamento dell’Antitrust introdotto con il decreto «liberalizzazioni» (Dl 1/2012, convertito dalla legge 27/2012). Con le nuove regole, andate a integrare la legge istitutiva del Garante (legge 287/90), dal 2013 sono cancellate le vecchie modalità: le imprese non dovranno più versare il contributo dell’1,2% per le operazioni di concentrazione (variabile da 3mila a 60mila euro), lo Stato non dovrà più trasferire risorse, le stesse Autorità indipendenti non dovranno più contribuire al Fondo di solidarietà e dovrebbe anche venire meno l’attribuzione all’Antitrust di una quota delle sanzioni irrogate ai sensi della normativa di tutela del consumatore. Modalità che nel 2012 hanno garantito al Garante della concorrenza e del mercato quasi 58 milioni di entrate.
Dal 2013 l’Antitrust potrà invece contare “solo” sul nuovo contributo dello 0,08 per mille. La posta in gioco è però più alta. In base alla relazione tecnica al decreto liberalizzazioni, infatti, il numero delle società di capitale con fatturato superiore a 50 milioni di euro è stato, nel 2010, di circa 5.500, per un totale di ricavi pari a circa 1.800 miliardi. Sulla base di questi numeri il contributo totale per il 2013 ammonterebbe a circa 95 milioni di euro. Tenuto però conto delle difficoltà che l’Autorità potrebbe incontrare almeno in sede di prima riscossione del contributo, la relazione lo stima prudenzialmente in 80,75 milioni di euro.
Lo dovranno pagare tutte le società iscritte al Registro delle imprese, senza eccezioni. Il contributo è dovuto anche dalle società straniere iscritte in Italia nel Registro delle imprese e, per l’Authority, anche dalle cooperative, banche popolari e di credito cooperativo incluse. Poco importa che queste siano società a capitale variabile con scopo mutualistico. Vale solo il limite dei 50 milioni. Del resto, anche le coop sono imprese e hanno sempre versato il “vecchio” contributo richiesto per le concentrazioni, assorbito ora dalle nuove modalità.
In tutti i casi l’importo minimo del contributo è di 4mila euro, che corrisponde allo 0,08 per mille del fatturato minimo soggetto a contribuzione (50 milioni di euro). La soglia massima è invece fissata in 400mila euro, vale a dire cento volte la misura minima di 4mila euro, soglia valida anche per i gruppi di imprese. Per le banche il fatturato è dato dal decimo dell’attivo, mentre per le compagnie di assicurazione dai premi riscossi.
Per il calcolo del contributo da versare, imprese e coop dovranno fare riferimento all’ultimo bilancio di esercizio annuale approvato al 18 luglio 2012, data della delibera con cui Agcm ha stabilito le modalità del primo pagamento. Che avrà una caratteristica unica rispetto ai prossimi: il termine per il pagamento del contributo 2013 è infatti fissato al 30 ottobre 2012; dal 2014, invece, la scadenza sarà al 31 luglio dell’anno di riferimento (quindi, per il 2014, il 31 luglio di quell’anno). E allora vedremo anche se il contributo sarà ancora dello 0,08 per mille, se diminuirà o se si avvicinerà al limite massimo consentito dello 0,5 per mille.

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