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Dalle fabbriche Usa «sì» al contratto Fca. Ferrari corre ancora a Wall Street

MILANO Il giorno dopo, mentre Sergio Marchionne ha da festeggiare anche il robusto «sì» dei dipendenti americani al nuovo contratto di lavoro Fca, la corsa di Ferrari non si ferma. Continua a Wall Street: punte fino ai 58,20 dollari toccati poco dopo l’apertura, con Fiat Chrysler a sua volta in recupero dopo la «sbandata da realizzi» della seduta d’esordio della «Rossa». E va avanti, a ritmi serrati, il resto del processo cui lo sbarco al New York Stock Exchange ha dato il via. Ossia lo scorporo, che porterà tra l’altro il nome Ferrari anche sui monitor di Piazza Affari.
La road map che vedrà Fca distribuire direttamente ai propri azionisti i titoli del Cavallino, sciogliendo così un legame che durava dal 1969, ha adesso una precisa data d’inizio. È ad Amsterdam, in assemblea straordinaria, che il 3 dicembre il presidente John Elkann chiederà ai soci di Fiat Chrysler Automobiles di approvare la scissione. Da lì in poi partiranno una serie di passaggi tecnici la cui sintesi è semplice. Oggi, dopo il collocamento del 10%, Fca controlla l’80% di Ferrari. Domani, nel senso di inizio 2016, quell’80% verrà assegnato pro-quota — un titolo, ordinario o a voto speciale, ogni dieci della rispettiva categoria — agli stessi azionisti Fca.
La distribuzione sarà prevedibilmente contestuale alla quotazione a Milano, probabile nei primissimi giorni di gennaio (parole di Marchionne: «Speriamo di poter fare un regalo ai nostri soci per la Befana»). A quel punto, la «Rossa» avrà un azionista di maggioranza — Exor — diluito al 24%. Sarà dunque contendibile. A metterla al riparo dalle scalate interverrà però il meccanismo del voto multiplo: identico a quello introdotto in Fiat Chrysler,renderà molto più pesante la quota — da unire peraltro al 10% di Piero Ferrari — della holding guidata da Elkann.
Avviata una separazione che lascerà nelle casse di Fca all’incirca 3,6 miliardi di euro, già pronti per investimenti che in questo momento sono sinonimo soprattutto di Alfa, Marchionne può passare alla fase due dell’«operazione consolidamento» (Gm sempre primo obiettivo nel mirino). Lo farà avendo chiuso, negli Usa, anche il capitolo contratti. Bruciava ancora, sia a lui sia ai leader della United Auto Workers, la bocciatura in fabbrica della prima ipotesi di accordo. L’hanno ripresa in mano, concedendo n parte gli adeguamenti salariali richiesti, e ieri è arrivato il via libera: il nuovo contratto quadriennale passa con il 77% di «sì».

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