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Dalle entrate l’85% delle risorse

di Giovanni Galli 

Ottantacinque per cento delle risorse provenienti dalle entrate. Questa forse la fotografia più calzante della manovra economica del governo Monti che ieri, con il via libera definitivo del Senato alla fiducia, è diventata legge. Il decreto 201 del 2011 passa ora alla firma del capo dello Stato. Nessuna modifica, come previsto, rispetto al testo licenziato dalla Camera. In termini di indebitamento, al netto degli effetti indotti, la manovra lorda vale 31,2 miliardi nel 2012, 33 miliardi nel 2013 e a 34,9 miliardi nel 2014. La correzione netta è invece di 20,2 miliardi nel 2012, 21,3 miliardi nel 2013 e 21,4 miliardi nel 2014. Le risorse vengono per l'85% dalle entrate, che ammontano a 26,6 miliardi nel 2012, mentre le minori spese consistono nel 15%, pari a 4,6 miliardi. Nel 2013 le entrate costituiranno il 79% delle risorse (26 mld) e le minori spese il 21% (6,8 mld), nel 2014 il 74% da entrate (25,8 mld) contro il 26% di riduzione delle spese (9 mld).

Quattro i capitoli centrali del provvedimento: la riforma delle pensioni; il pacchetto fiscale con il ritorno della tassa sulla prima casa sotto forma di Imu; il capitolo sviluppo con gli sgravi Irap per le imprese e le liberalizzazioni «soft»; i tagli ai costi della politica e della pubblica amministrazione con il tetto agli stipendi dei manager pubblici con deroghe e l'adeguamento alla media europea degli stipendi dei parlamentari.

Con l'approvazione della manovra, ha spiegato il premier, Mario Monti, intervenendo nell'aula del Senato, l'Italia potrà «affrontare la crisi a testa alta». Monti è intervenuto per quasi venti minuti e ha ringraziato il Parlamento «per il lavoro approfondito» e i partiti della maggioranza che «hanno rinunciato alla popolarità, sobbarcandosi un onere nell'interesse del Paese». Il premier ha quindi promesso il «dialogo» con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. «Per superare la crisi», ha osservato Monti, «è essenziale la credibilità del sistema Paese ed è essenziale che la nostra economia torni a crescere». E per questo serve fiducia nel sistema: «È essenziale che gli italiani sottoscrivano Bot e Btp, perché dobbiamo avere fiducia in noi stessi». Pollice verso dai senatori della Lega, capitanati da Roberto Calderoli, che già il giorno prima avevano dato vita a una rumorosa protesta con fischietti e cartelloni per la quale sono stati censurati.

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