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Dalle banche ai sindaci, manovra sotto tiro

Tagli insostenibili, effetto sulla ripresa minimo, benefici sui consumi annullati dall’aumento delle tasse, rischio collasso per le pensioni e rischio default per le province: il bilancio del secondo gruppo di audizioni sulla legge di stabilità segna diversi punti a sfavore della manovra. Alcune obiezioni rafforzano i rilievi dei primi interventi: Giuseppe Pisauro dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio fa notare, come l’Istat, che l’impatto della manovra, «espansiva nel 2015 e neutra nel 2016», sarà limitato rispetto alle previsioni. E quindi nel 2016 servirà una ulteriore correzione del saldo strutturale di 0,3 punti. Mentre l’Abi, pur promuovendo «le misure a favore delle famiglie (bonus 80 euro e bonus bebè) che vanno nella giusta direzione, soprattutto per il valore sociale che esse esprimono », solleva obiezioni, proprio come Bankitalia, sull’aumento delle aliquote dei fondi pensione e sull’anticipo del tfr in busta paga: «Destano riserve in ragione degli effetti che potranno avere sulla previdenza», dice il direttore generale Giovanni Sabatini. Anche la Cisl parla di «collasso della previdenza complementare ». A fronte di benefici limitati: Pisauro calcola che solo due terzi del tfr optato, circa 2,7 miliardi di euro, verranno destinati ai consumi, con un effetto sul Pil di appena 0,1 punti percentuali. Tra l’altro, fa notare Confcommercio, gli aumenti Iva previsti nel triennio 2016-2018 agiranno da freno, riducendo i consumi di 65 miliardi.
Fortemente critici i rappresentanti degli enti locali: Piero Fassino, presidente Anci, denuncia come rimanga «sofferente la condizione di spesa corrente tra i Comuni» ma soprattutto come «il taglio di un miliardo per città metropolitane e province» rischi di farli andare in default. Mentre il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino fa notare come se non ci sarà un percorso «condiviso che consenta di gestire in modo sostenibile i 4 miliardi di tagli» c’è il rischio di un aumento delle imposte locali.
I sindacati sono i più negativi: la Cisl pur rilevando «alcuni segnali di discontinuità» chiede interventi più incisivi; la Uil chiede al governo di avere più coraggio perché «il nostro Paese è vicino a una crisi irreversibile». La Cgil definisce la manovra «inadeguata e insufficiente», ma dà anche un suggerimento al governo: l’adozione di «una patrimoniale sulle grandi ricchezze finanziarie che avrebbe un gettito di circa 10 miliardi l’anno e che potrebbe creare oltre 740.000 posti di lavoro in tre anni».
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