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Dalle auto al packaging meccanica da campioni

Hanno aperto fabbriche e impianti di produzione in giro per il mondo, dagli Usa alla Cina, passando per la Russia. Così, durante il pandemico 2020 la loro attività non si è quasi mai arrestata completamente. Hanno continuato a crescere lungo le cosiddette linee esterne, comprando altre aziende concorrenti per alzare il fatturato ed entrare su nuovi mercati. Infine, hanno applicato modelli organizzativi, gestionali e di governance moderni calandoli dentro imprese di famiglia (anche di terza generazione) o quotate. E sono pronti per la sfida della sostenibilità, quella ambientale ma anche di business.

Mentre facevano tutto questo, durante l’economia del lockdown, le trenta Top 30 pmi del manifatturiero italiano hanno disegnato un percorso standard, sorta di modello per l’intero comparto. E adesso appaiono come autentici Champion: così si può vincere non solo la sfida globale ma essere pronti per il futuro. Che sarà caratterizzato da frequenti discontinuità planetarie, modifiche alle catene di forniture, sfide sui prezzi, nuovi gusti dei consumatori.

Dedicato al mondo metalmeccanico, il terzo incontro con le imprese Top Pmi, a cura de L’Economia e ItalyPost, ha permesso di fare il punto di un ambito economico che dà lavoro a 1,6 milioni di persone in Italia con un fatturato 2020 di 372,4 miliardi (430 miliardi un anno prima) realizzato da 103.600 imprese (105 mila nel 2019). Numeri che indicano certamente, una flessione: la produzione metalmeccanica lo scorso anno è tornata a livello del 2015. Per non parlare di argomenti che scottano come le vertenze sindacali o i licenziamenti via mail nel settore. Mentre numerose realtà cercano (senza trovarli) lavoratori specializzati e non.L’identikit

Insomma, una fase con «una forte dualità di performance», sostiene Caterina Della Torre, analista partner di Special Affairs che ha curato il progetto Imprese Top 2021 analizzando i bilanci per crescita del giro d’affari, solidità patrimoniale e finanziaria, merito creditizio. Viene dalla metalmeccanica quasi la metà (46%) del fatturato totale per la manifattura italiana. Ma soprattutto il settore è strategico perché trasmette evoluzione tecnologica e capacità di innovazione al sistema economico. Questo aspetto è evidente dal racconto di alcune aziende che hanno partecipato all’incontro di lunedì 19 lugliopresso la sede del Corriere della Sera. La padovana Sit, quotata in Borsa, è attiva nei settori heating (sicurezza del gas domestico) e metering con i contatori digitali. Dal gas si è allargata all’acqua con una recente acquisizione estera e ora entra nella misurazione dell’idrogeno. Come ha ricordato il cfo Paul Fogolin, hanno debuttato in un progetto pilota per il riscaldamento a idrogeno nel Nord Inghilterra. Naturalmente, la presenza estera è una carta vincente del 2020. Lo ha ricordato Francesco Nalini, ceo di Carel group (331 milioni di fatturato) che realizza sistemi hardware e software di controllo per le macchine di refrigerazione in ospedali, fabbriche, supermercati. I loro impianti produttivi tra Europa e Asia, alternandosi nelle chiusure imposte, hanno mantenuto la produzione. Quando pensano al futuro, gli imprenditori sono positivi: Enrico Aureli, ceo di Aetna group dalla packaging valley guarda come «una enorme opportunità l’e-commerce dove l’imballo di merci non è automatizzato».

Antonello Marcucci, numero uno di Umbragroup, ammette le difficoltà del settore avio dove l’azienda di Foligno è tra i fornitori di componenti meccaniche ma conferma contratti «che valgono 300 milioni in alcuni anni, anche con Boeing». Molto attive negli Usa sono la 2A fondata da Carlo Ilotte che ha investito 15 milioni per un impianto ad Auburn (Alabama) dove produce pezzi in alluminio pressato per carmaker elettrici, a partire da Tesla; poi Pietro Fiorentini con l’ad Mario Nardi: sono nella filiera del gas (estrazione, distribuzione) con una forte cura per la gestione manageriale, le logiche di lean management e modalità di lavoro agile con delega e responsabilizzazione delle risorse umane. Infine, il vice direttore generale Gian Luca Marchi Boschini ha ricordato la storia di Effe group, nata a Mosca 23 anni fa da un’idea di Marco Cecconi: produrre il tubo corrugato per l’impiantistica elettrica: 359 milioni di fatturato dopo, la «localizzazione reverse con ritorno in Italia e tante acquisizioni». Per entrare in nuovi business.

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