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Dall’Argentina a Parmalat il «peso» delle conciliazioni

Tornano i fantasmi del default dell’Argentina, in attesa della decisione della Corte americana sull’ultima mossa del paese per fermare il ricorso del fondo «avvoltoio» Nml Capital della Elliot Management Corp. Nessuna apertura del Paese guidato dalla signora Kirchner nei confronti degli investitori americani per evitare di dovere sborsare altri 43 miliardi a tutti colori che avevano aderito allo swap per consentire loro di godere delle stesse condizioni migliorative: proprio sul prospetto informativo relativo all’Ops, l’Argentina aveva dichiarato che qualsiasi proposta migliorativa che fosse accettata in un secondo tempo, sarebbe stata estesa a tutti coloro che avevano aderito all’offerta di scambio.
L’Argentina aveva dichiarato la bancarotta nel 2001 con un debito record di 95 miliardi di dollari e dieci anni dopo ancora un pugno di bondholders è in ballo per definire le modalità dei rimborsi. Anche di questo si è parlato al convegno organizzato da Assotag, l’organizzazione dei consulenti tecnici indicati dalle autorità giudiziarie, sul problema dei bond in default e dei titoli illiquidi.
Ripercorrendo i casi degli ultimi anni in Italia e all’estero, dai bond Parmalat, Cirio, Giacomelli, Finpart, La Veggia, Finmatica, IT Holding alla Lehman Brothers si è arrivati ai tango bond ricordando che sono stati 180 mila risparmiatori coinvolti nel default che avevano investito complessivamente 14 miliardi di euro. Casi in parte risolti dall’intervento diretto delle banche che si sono rese conto che non era possibile risolvere nei Tribunali le migliaia di casi che erano esplosi. Si è così ricorso a diverse soluzioni, prima fra tutte le conciliazioni con la collaborazione delle associazioni dei consumatori, ma anche all’assistenza legale come nel caso dei bondholder del San Paolo che in 35mila si sono costituiti parte civile nei processi Parmalat.
Nel caso specifico dell’Argentina, invece, è intervenuta la Task Force di Nicola Stock che ha trattato per l’offerta pubblica di scambio a cui hanno aderito la maggior parte degli investitori italiani. Per coloro che non hanno accettato le condizioni offerte, entro la fine dell’anno dovrebbe arrivare la decisione dell’arbitrato internazionale per definire il rimborso dell’investimento.
Intanto, Assotag ha presentato una lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla questione dei derivati finanziari sottoscritti dal Tesoro e dagli Enti pubblici per chiedere quali siano state le «modalità di sottoscrizione e rimodulazione dei contratti». Infine, si chiede che «siano resi pubblici i valutati independentemente rispetto ai soggetti che li hanno collocati e negoziati».

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