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Dall’Antonveneta alla banda del 5% l’inchiesta che ha sconvolto il Monte

La prima vittima dello scandalo Monte dei Paschi è il capo della comunicazione dell’istituto, David Rossi. Dopo mesi di lavoro forsennato, affrontati senza scomporsi, tranne il sorriso amaro che tanti gli conoscevano, ha deciso che non ne valeva la pena. Proprio adesso che quasi un anno di inchieste giudiziarie stavano accertando le responsabilità della passata gestione (non le sue, poiché non indagato). Adesso che i 4 miliardi di prestito statale avevano messo in sicurezza la pericolante «più antica banca del mondo». Adesso che la nuova gestione di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola iniziava a pensare al domani, e dopo averlo imbarcato, diversamente dai cento manager estromessi nel repulisti del 2012. Cinquantadue anni ma una faccia da ragazzino, la strada professionale di Rossi si è svolta tutta sul filo della notizia. Dopo la laurea in storia dell’arte e l’esperienza di giornalista nel quotidiano della sua città, Il Cittadino di Siena. Poi mettendo su un’agenzia di comunicazione, che lavorava con il sindaco di Siena, Pierluigi Piccini. Con un contratto fatto avere da Giuseppe Mussari, si dice, «perché in città già allora l’era tutta una cricca». Quindi Rossi entra nell’orbita del “babbo Monte”. Sempre sotto il segno di Mussari, che nel 2001 lo assunse come suo assistente, approdato alla presidenza della fondazione Monte dei Paschi. Come spin doctor dell’avvocato calabrese — buon comunicatore di suo — Rossi ha salito tutti i gradini del potere bancario senese. In seno al primo azionista fino al 2006, poi salendo sulla tolda della banca, quando Mussari ne divenne presidente. Lì era ancora, nonostante il profondo ricambio di vertice compiuto da metà 2012. Rossi si era calato nella nuova avventura senza risparmio, ottenendo la fiducia del nuovo management (fatto per niente scontato in casi simili). E la sua ineffabilità caratteriale non pareva scalfita neanche dal rimordere delle ispezioni, e delle indagini: a metà 2011 le prime segnalazioni all’autorità giudiziaria da parte della vigilanza creditizia, poi in un crescendo terribile le inchieste dei pm di Milano, Siena, Roma, Salerno, con oltre venti indagati e pesanti ipotesi di reato in concorso, dalla truffa all’omessa vigilanza, dall’infedeltà patrimoniale alla bancarotta. Dieci giorni fa Rossi era stato anche lambito dalle indagini. Fu oggetto di una perquisizione in ufficio, mentre i suoi ex capi Mussari e Antonio Vigni (ex direttore generale della banca) venivano riperquisiti in casa. Gli inquirenti chiarirono, allora, che a differenza dei due ex banchieri Rossi non era indagato, ma «persona informata dei fatti». In procura, a quanto si apprende, qualcuno pensava che il capo della comunicazione potesse aver fatto da tramite tra Mussari e Vigni, per aiutarli a comunicare e concordare versioni in una fase dell’inchiesta in cui erano sotto torchio da parte dei tre pm senesi. «Sta’ attento, che ora ho il telefono sotto controllo — diceva con sarcasmo ai colleghi dopo l’episodio — se dici qualche frescaccia poi viene fuori». Lui ne diceva poche: piuttosto stava zitto. Era incredulo davanti alle malefatte dei suoi vecchi capi, man mano che emergevano dalle indagini e sui giornali. Prima la protervia di Mussari nell’acquisizione di Antonveneta, in un disegno di potere personale e locale che consentì al Santander di venderla a Mps in cambio di quasi 10 miliardi cash, con tre di plusvalenza istantanea. Poi le pastette tra banca e fondazione per finanziare quell’operazione troppo grande per loro, e l’emissione del bond Fresh, travestito da capitale in spregio alle raccomandazioni e ai controlli (elusi) della Banca d’Italia. Poi i magheggi per non far emergere le perdite frutto di turbofinanza, e le ristrutturazioni dei derivati Santorini e Alexandria spostando al futuro le passività; con tanto di accordi segreti in cassaforte, venuti a galla solo un anno dopo l’uscita di Vigni. E su tutto le scorrerie della «banda del 5%», che faceva le creste sulle compravendite dell’area finanza Mps e per le quali Gianluca Baldassarri è in carcere da qualche giorno. Incredulo, Rossi, ma sempre composto. Sempre meno, però, tanto che negli ultimi giorni si rincorrevano le voci si di una sua possibile sostituzione nell’area comunicazione della banca.

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