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Dalla Vecchia “Il blocco impedisce di ricollocare chi lavora in aziende decotte”

«Il blocco dei licenziamenti va rivisto perché non va bene lasciare in Cig a oltranza persone che potrebbero essere ricollocate, ora che la manifattura sta ripartendo». Laura Dalla Vecchia, architetto, presidente di Polidoro Spa, dal 12 maggio presidente di Confindustria Vicenza, appoggia in pieno la linea adottata dall’associazione degli industriali, contrari a una ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti.
I sindacati chiedono che il governo ci ripensi, temono una valanga di licenziamenti. Sarà così?
«L’anno scorso c’è stato il Covid e quindi è stato giusto intervenire a sostegno di aziende e lavoratori, a difesa del salario e delle persone. Il governo ha prorogato varie volte la cassa Covid gratuita, un’operazione straordinaria che è andata di pari passo con il blocco dei licenziamenti. Hanno usufruito della Cig Covid sia le aziende che andavano bene e che sono state costrette a chiudere per il blocco delle attività, sia quelle che avevano problemi strutturali precedenti. Una volta rientrati dall’emergenza il blocco va rivisto perché altrimenti si continua a lasciare ferme a oltranza persone che potrebbero essere ricollocate, ora che l’economia sta ripartendo un po’ alla volta. Dopo la guerra siamo ripartiti lavorando, non rimanendo fermi e usando i fondi statali».
Eppure nonostante il blocco, c’è già un numero elevato di disoccupati da assorbire, quasi un milione in più nell’ultimo anno.
« Il manifatturiero è abbastanza ripartito, ci sono dei settori che addirittura hanno beneficiato di questa situazione, tutti quelli che hanno a che fare con la casa, gli elettrodomestici, l’arredamento, le televisioni, le macchine per la ginnastica, le playstation. Piano piano è ripartita anche la filiera di questi prodotti, per esempio il settore della plastica. Il problema che abbiamo oggi è semmai l’opposto, non abbiamo manodopera e c’è carenza di materie prime. Non ci sarà nessuno tsunami sociale ».
Ma allora perché insistere per togliare il blocco dei licenziamenti se nessuno perderà il lavoro?
«Qualcuno lo perderà, ma solo nelle aziende compromesse già prima del Covid. Non ha senso però bioccare queste persone in aziende che non hanno futuro: è meglio che che vengano ricollocate sul mercato oppure che possano accedere a corsi di formazione che diano loro le professionalità che non hanno. La Cig è un costo infruttifero per lo Stato, meglio spendere questi soldi per politiche di formazione. Non sto dicendo che sarà facile, ma è più grave la carenza di manodopera rispetto agli effetti dello sblocco. E comunque la cassa gratuita è stata prorogata a fine anno per tutte le aziende che non vogliono licenziare e che hanno bisogno di altro tempo per riprendersi, una situazione in cui si trovano molte aziende dei servizi».
Come mai in una situazione di disoccupazione elevata non si trova la manodopera?
«Un’azienda metalmeccanica non può assumere un gelataio disoccupato, c’è un mismatch tra offerta e domanda. Per questo noi da un anno diciamo che bisogna lavorare sulle politiche attive, c’è un sacco di brava gente che avrebbe voglia di rimettersi in pista, ma se hai un curriculum inadeguato è difficile».
Quali sono le politiche più urgenti per uscire da questa situazione?
«Avevamo chiesto già al precedente governo di potenziare l’alternanza scuola-lavoro: serve a far capire ai giovani che tipo di offerta c’è nel territorio. I lavori legati alla manifattura ti danno soddisfazione, garanzia di salario, permettono di vivere con dignità».
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