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Dalla Ue un assist per lo sviluppo

Le piccole e medie imprese italiane resistono alla crisi. Se è vero infatti che nell’ultimo anno il fatturato delle pmi si è contratto in media del 10,6% mentre i margini operativi sono calati del 22,8%, è vero anche che gli investimenti in tecnologia, l’inventiva e la capacità di adattamento degli imprenditori sono riusciti a evitare il peggio. Basti pensare che nel 2020 il saldo netto fra le nuove imprese e quelle che hanno chiuso è risultato positivo, specialmente al Centro Sud con Lazio, Campania, Sicilia, Puglia e Lombardia a guidare la lista delle regioni più attive da un punto di vista imprenditoriale. In prospettiva, però, per mantenere questo vantaggio, le aziende, in particolare le pmi, devono far leva su un piano strategico che sia impostato non solo sulle nuove esigenze del mercato, ma sia orientato verso le direttrici di sviluppo delineate dal Next Generation Eu (il 90% delle aziende italiane riconosce il Ngeu e il Pnrr come mezzi fondamentali per sostenere lo sviluppo post-pandemico dell’Italia).

Ma quali sono le ragioni di tale resilienza? Innanzitutto il processo di rafforzamento patrimoniale e finanziario realizzato negli ultimi dieci anni; e poi i numerosi interventi attuati dal governo a supporto del tessuto produttivo italiano come l’estensione della cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti, la moratoria sui debiti, gli interventi per iniettare liquidità nel sistema, gli incentivi alla digitalizzazione e alla trasformazione tecnologica. «L’impatto della pandemia da Covid-19 ha impresso un’accelerazione sulle priorità delle aziende di piccole e medie dimensioni che si trovano in un percorso di trasformazione», hanno sottolineato Ernesto Lanzillo ed Eugenio Puddu di Deloitte Private, secondo cui le imprese a elevata resilienza in Italia sono oggi il 31% a fronte di un 59% a media resilienza e solo un 10% a bassa resilienza (si veda ItaliaOggi Sette del 19/7/2021). «L’elemento cardine che determina la loro capacità di resistere ai momenti di difficoltà è la tecnologia. La trasformazione digitale soprattutto del ciclo produttivo e di vendita, ma anche del back office, è vista come una priorità strategica, sia nel breve che nel lungo periodo». Questa trasformazione era in essere già prima della pandemia per un terzo del campione analizzato da Deloitte, mentre per il 23% è stata proprio la crisi a spingere gli investimenti in questo ambito. Ma a determinare il carattere di resilienza delle imprese italiane concorre anche il tema della sostenibilità entrato a pieno titolo nelle agende delle pmi. «Per facilitare la crescita e favorire il rilancio dell’economia, per le aziende risulta cruciale beneficiare dei provvedimenti emanati dagli Stati a sostegno dell’economia», hanno avvertito gli esperti di Deloitte. «Guardando al contesto europeo, il Next Generation Ue (Ngeu) rappresenta il riferimento prioritario nel breve termine, soprattutto per le aziende italiane». Grazie alle opportunità fornite dal Ngeu, infatti, le pmi potranno adeguare i propri processi e strutture in chiave digitale e innovativa sfruttando gli incentivi fiscali messi a disposizione dal piano Transizione 4.0, a cui sono destinati oltre 13 miliardi di euro. «La sfida della transizione digitale è un’opportunità unica per aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane, che dovranno adeguarsi al nuovo contesto anche in funzione dell’attesa digitalizzazione della pubblica amministrazione che andrà a interagire con cittadini e imprese tramite infrastrutture e piattaforme digitali, caratterizzate da una crescente interoperabilità», hanno avvertito da Deloitte. Non solo. Le piccole e medie imprese potrebbero sfruttare parte dei 70 miliardi di euro messi a disposizione per la rivoluzione verde migliorando i livelli di efficienza energetica, adottando un modello di economia circolare con impatti positivi sia sull’ambiente che sull’ecosistema, e aumentando il processo di decarbonizzazione. «La sfida per le imprese è quella di implementare queste iniziative in maniera strutturale, evitando un approccio di facciata (greenwashing)», hanno avvertito da Deloitte secondo cui le aziende dovranno poi puntare sull’istruzione e la ricerca a favore del personale (grazie anche al Credito Formazione 4.0) e favorendo l’ingresso dei talenti con le giuste competenze. Si dovrà sostenere inoltre la parità di genere, la coesione sociale e territoriale. Allo stesso tempo spetterà al governo ammodernare e digitalizzare il sistema dei trasporti e della logistica, oltre a rafforzare e digitalizzare il comparto della sanità garantendo alle pmi tutti gli strumenti per poter competere in un mondo in rapida trasformazione.

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