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Dalla Tasi al contante Bankitalia e Corte Conti “smontano”la manovra La Ue lima i numeri

ROMA. Legge di Stabilità sotto tiro da parte di Banca d’Italia, di Corte dei Conti e Upb. Un dettagliato esame, nel corso delle audizioni parlamentari, che ha passato al setaccio impietosamente l’intero articolato. Risultato: coperture una tantum, rischio per i conti pubblici dagli sconti chiesti all’Europa, interrogativi sul rinvio dell’aumento dell’Iva al 2017. Matita rossa anche per l’abolizione della Tasi prima casa e l’elevazione del tetto del contante. Notizie positive, invece, da Bruxelles: le previsioni di domani daranno per il 2016 un Pil all’1,5 e un deficit al 2,3 per cento, stime compatibili con quelle di Roma che aprirebbero la strada ad un via libera della Stabilità.
IMPIANTO, DEFICIT E DEBITO
La critica più profonda viene dalla Corte dei conti che punta l’indice sui uno dei cardini della manovra: l’utilizzo degli sconti europei (riforme, investimenti, migranti) per aumentare il deficit. Questa pratica, secondo il presidente Squitieri, «riduce esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici». La manovra in deficit, ha aggiunto, lascia così «nodi irrisolti», dai contratti alle pensioni agli enti locali. Preoccupata dell’impianto anche Bankitalia che chiede una riduzione del debito «chiara, visibile e progressiva nel tempo» e non un «episodio isolato» limitato al 2016.
L’ALLARME CLAUSOLE E CASO IVA.
Il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Pisauro, lancia l’allarme sulle clausole di salvaguardia: l’aumento dell’Iva è stato disinnescato nel 2016 ma nel 2017 l’aumento dell’Iva tornerà a galla e serviranno 15 miliardi per evitarlo e 20 l’anno successivo. La Corte dei Conti apre un caso e si spinge a chiedere una neutralizzazione parziale delle clausole mettendo in atto «un intervento sulle aliquote agevolate o sulla stessa struttura delle aliquote Iva». In pratica un via libera al rincaro o, in alternativa, a tagli alla spesa pubblica.
UE, VERSO L’OK
Domani la Commissione pubblica la previsioni economiche d’autunno, fondamentali per capire se la manovra avrà i requisiti per passare indenne al giudizio di Bruxelles (atteso per metà novembre), visto che dal punto di vista politico le autorità comunitarie sono orientate al via libera. Ebbene, secondo i tecnici dell’esecutivo Ue nel 2016 l’Italia crescerà dell’1,5 per cento e registrerà deficit del 2,3 per cento. Un decimale di Pil in meno rispetto a quanto previsto da Roma e uno 0,1 di indebitamento in più. Un lieve scostamento che non dovrebbe pregiudicare il via libera alla Finanziaria, seppure accompagnato da diverse critiche al testo e da un successivo monitoraggio per mettere sotto pressione il governo. Quello che conta, e sembra garantito, è che la Commissione non boccerà il testo mettendo l’Italia sotto procedura sui conti con conseguente commissariamento.
COPERTURE “UNA TANTUM”.
Oltre al deficit per 14,5 miliardi, ci sono 6,9 miliardi di minori spese e 5 miliardi di nuove entrate. In tutto una manovra che raccoglie e utilizza risorse per 26,5 miliardi. Bankitalia punta l’indice soprattutto sulle entrate: per 3 miliardi risultano da misure una tantum come la voluntary disclosure e parzialmente temporanee come le tasse sui giochi. Anche per la Corte dei Conti le coperture hanno «carattere temporaneo ».
TASI, TUTTI CONTRARI.
Per Bankitalia meglio ridurre le tasse «sui fattori di produzione che sui patrimoni». Per l’Upb la misura premierebbe il 10 per cento più ricco della popolazione che incamererebbe il 20 per cento del mancato gettito e non spenderebbe il reddito aggiuntivo, mentre il 10 per cento alla base della piramide sociale beneficerebbe solo del 5 per cento dell’operazione. Critiche anche dalla Corte: saranno penalizzati i Comuni con aliquote più basse.
CONTANTI, NO GRAZIE
Bankitalia si rimette al Parlamento ma la misura non le piace. I limiti ostacolano «forme minori di criminalità e di evasione». Inoltre «non è sorretta da chiara evidenza empirica» la tesi di un effetto positivo sui consumi. Infine nel nostro paese l’uso del contante è molto alto che in Europa.
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