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Dalla ristrutturazione al nuovo commissariamento, quattro strade per Alitalia

L’unica certezza è il costo economico e sociale per il Paese. Alitalia ha davanti a sé quattro strade tutte con pesanti ricadute per i lavoratori e per le casse dello Stato chiamato a gestire un’inevitabile fase di transizione con un massiccio ricorso alla cassa integrazione. La prima è quella che sottovoce e sottotraccia ancora tutti lavorano ma lo spazio di manovra è esiguo. Ancora 48 ore per convincere Atlantia a costituire un consorzio definitivo con Ferrovie e Delta archiviando i dubbi sul piano industriale senza garantire alla holding controllata dai Benetton un’intesa definitiva di revisione della concessione di Autostrade per l’Italia. Strada impervia. Sostanzialmente diventata impraticabile in questi mesi. Per le difficoltà di traduzione anche delle tutele legali in caso di condanne della magistratura per la vicenda del viadotto Morandi.

La seconda è quella che al momento pare la più sensata. La sta costruendo Stefano Patuanelli al Mise con la regia di Giuseppe Conte. Prevederebbe un altro bando di gara, un’altra gestione commissariale (sostituendo Enrico Laghi, Daniele Discepolo e Stefano Paleari) e soprattutto un’altra ristrutturazione con uno spezzatino in tre parti di Alitalia (aviation, manutenzione e handling) con 5 mila lavoratori da mettere in cassa integrazione appesantendo ulteriormente il fondo del trasporto aereo alimentato da tutti i passeggeri con un sovrapprezzo sul costo del biglietto. Questa procedura non prevederebbe, rilevano fonti del Mef, una modifica della legge Prodi bis per le aziende in amministrazione straordinaria come si era pensato. Sbloccherebbe invece il prestito ponte da 400 milioni inserito nel decreto fiscale senza incorrere nel divieto della Ue alla voce aiuto di Stato. L’èscamotage, costruito dal ministro Roberto Gualtieri e sondato con Bruxelles, è quello di assicurare la vendita della parte aviation a Lufthansa tra sei mesi, un anno e la parte handling al miglior offerente se qualcuno dovesse davvero presentarsi visto che si parla di 3 mila persone, la gran parte su Roma Fiumicino.

La terza e la quarta strada, racconta una fonte, sarebbero due ipotesi di scuola di difficile praticabilità con costi sociali ed economici pesanti. La prima prevederebbe una nazionalizzazione temporanea di Alitalia che verrebbe incorporata nel perimetro di Ferrovie dello Stato al 100% alla pari di Anas. L’operazione la disporrebbe ovviamente l’azionista di Fs, cioè il ministero del Tesoro. Ma Gualtieri la praticherebbe soltanto se non fossero percorribili le altre due. A nessuno sfugge che ciò avrebbe un pesante contraccolpo per i conti di Ferrovie che ha un merito di credito sul mercato quasi alla pari di quello di Cassa Depositi. Teoricamente bisognerebbe lavorare sui trasferimenti del fondo del trasporto ferroviario in capo al ministero dei Trasporti sottoponendo anche le regioni ad uno sforzo economico non digeribile se dovesse essere aumentato il contributo a loro carico nei contratti di programma. In più ci sarebbero almeno 5 mila eccedenze da dover ricollocare nel perimetro di Ferrovie ed altre aziende pubbliche e nel mentre gestirle con la cassa integrazione. Ultima strada: la liquidazione degli asset della compagnia disposta dai commissari. Servirebbe per un parziale ristoro dei creditori della procedura ma cancellerebbe 11 mila posti di lavoro. Politicamente non sostenibile.

Fabio Savelli

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