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Dalla ricetta del governo Renzi un sostegno light alla ripresa

Le misure appena approvate dal governo Renzi daranno una spinta all’economia, ma con una portata inferiore alle stime dell’esecutivo e non sufficiente a consentire una vera ripresa alla Penisola. Per una vera svolta occorre andare avanti sul piano delle riforme, partendo dal mercato del lavoro, per proseguire con quello immobiliare e la riforma della costituzione. È la conclusione alla quale si arriva leggendo il report sul tema realizzato da Euler Hermes (società del gruppo Allianz attiva nell’assicurazione dei crediti e nel mercato delle cauzioni e del recupero dei crediti commerciali), che ItaliaOggi Sette pubblica in anteprima.

Benefici dello 0,2% per il pil. Secondo l’analisi, il pacchetto di riforme annunciate dal primo ministro dovrebbe spingere la crescita del pil di 0,2 punti percentuali nel periodo 2014-15, con una previsione rispettivamente del +0,4% (per il 2014) e dello 0,9% (per il 2015). Stime più contenute rispetto a quelle messe nero su bianco dall’Esecutivo nel Def (Documento di Economia e Finanza), secondo il quale l’economia italiana crescerà quest’anno dello 0,8% per portarsi poi a +1,3% nel 2015.

In particolare, i 10 miliardi di euro di tagli fiscali per le famiglie a più basso reddito (fino a 1.500 euro al mese) toccherà 10 milioni di persone, cioè il 39% circa della forza lavoro totale, offrendo un sostegno alla crescita dei consumi, che a cascata produrrebbe un impatto dello 0,2%, da modulare però rispetto al disavanzo pubblico. Mentre la riduzione del carico fiscale per le imprese da 2,4 miliardi di euro, attraverso tagli del 10% sull’Irap regionale, dovrebbe portare a benefici sul fronte degli investimenti privati inferiori allo 0,1%, ma con un impatto negativo sul disavanzo pubblico.

Gli analisti di Euler Hermes lasciano comunque spazi a un rialzo delle previsioni se troverà conferma il rafforzamento del clima di fiducia dei consumatori emerso negli ultimi mesi, proprio con l’arrivo del nuovo governo.

Dunque restano possibilità di assistere a un rialzo del prodotto interno lordo nella misura dello 0,6% nel 2014 e dell’1,1% nel 2015. Un impatto positivo potrebbe arrivare, ad esempio, dall’annunciato piano da 3,5 miliardi di euro di investimenti in scuole e edilizia popolare, così come dai tagli per gli stipendi più alti del settore pubblico, che libererebbero risorse da destinare alla crescita. Anche se la vera svolta potrebbe arrivare dalla restituzione entro l’autunno di circa 68 miliardi di euro di arretrati da parte dello Stato alle società private. L’effetto potrebbe essere una crescita del gettito Iva stimabile in 5 miliardi di euro.

«Il recupero della fiducia è essenziale per l’economia e per gli investitori stranieri e da esso si attende un impatto positivo sui consumi e sugli investimenti privati nel periodo 2014-2015», si legge nello studio. «Un ritorno di fiducia può anche voler dire un ritorno degli investitori stranieri in Italia, i cui effetti positivi cominciano ad apparire». Gli esperti rilevano che «Renzi è visto come un riformatore per l’Italia sia dalla sua stessa gente, che dagli investitori stranieri e dai leader europei».

La spending review annunciata dall’esecutivo è vista da Euler Hermes come un cammino destinato ad accelerare nei prossimi trimestri. «Prevediamo altri tagli di spesa per 5 miliardi di euro nel 2015», si legge nel report, che definisce «ambizioso» l’obiettivo di tagliare in misura pari al 2% del pil entro il 2016 (31 miliardi di euro). «Di conseguenza appaiono ottimistici i target fissati in tema di deficit di bilancio e non ci sorprenderebbe una revisione al rialzo per il 2014 dal 2,6% al 3,0% del pil».

Alla ricerca della competitività. Lo studio non si occupa solo del processo di rinnovamento della spesa pubblica, ma dedica ampio spazio anche al settore privato, che negli ultimi 15 anni ha visto calare sensibilmente la sua competitività si è erosa progressivamente sia per la crescita dell’euro, che per i continui aumenti salariali, tanto che oggi il costo unitario del lavoro è superiore ai livelli del 2000. «Di conseguenza, i margini delle società non finanziarie sono i più bassi di sempre (38% del valore aggiunto). In Italia gli oneri fiscali sul lavoro sono molto alti e le imposte sulle imprese sono fra le più elevate dell’Eurozona», si legge nello studio. Che sottolinea come il divario rispetto agli altri Paesi europei si stia allargando sempre più: «Dalla metà del 2012 le imprese italiane faticano più delle omologhe europee a trovare finanziamenti, per la necessità delle banche di raddrizzare i propri bilanci a fronte di un livello di crediti in sofferenza ancora molto alto (20% dei prestiti totali nel 2013)».

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