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Dalla prima casa ai figli: quanti misteri sotto il tetto

Imu, il tempo ora stringe davvero. Il governo ha escluso proroghe. Quindi c’è solo una settimana per mettersi in regola: la scadenza resta fissata per il 18 giugno.
Il meccanismo di calcolo, a dire la verità, è simile a quello dell’Ici, ma i moltiplicatori per passare dalla rendita alla base imponibile sono aumentati per tutti gli immobili. Ma i cambiamenti normativi sono numerosi e non è certo facile orientarsi.
L’abitazione principale torna ad essere tassata, ma il concetto viene interpretato in modo più restrittivo rispetto a quanto previsto nel periodo 2008/2011: bisogna avere nella casa sia la residenza anagrafica sia la dimora abituale, altrimenti niente sconti (prima bastava la residenza ed era concessa la prova contraria). Le abitazioni date in uso gratuito ai familiari (figli, genitori e così via) ora sono considerate seconde case a tutti gli effetti, mentre con l’Ici erano esenti. Con effetti paradossali: genitori e figli che si scambiano, per comodità, l’appartamento devono pagare come seconde case anche se ne possiedono solo una a testa. Bisogna versare l’Imu anche sui terreni incolti o coltivati per diletto (con l’Ici erano esenti). Nuove modalità di tassazione anche per gli immobili dopo una separazione e un divorzio (ora paga l’assegnatario, anche se non è proprietario). E c’è voluto un intervento parlamentare per sanare una vistosa ingiustizia iniziale: erano trattate come seconde case gli immobili di proprietà di anziani in case di ricovero e quelli posseduti dagli italiani residenti all’estero. Adesso i comuni possono assimilarli all’abitazione principale: ma per saperlo bisognerà aspettare dicembre.
Ecco, intanto, le risposte ad alcuni dei dubbi più diffusi. E un esempio di compilazione del modello F24. Purtroppo i righi previsti sono solo 4 (a meno di non usare quello semplificato). E con lo sdoppiamento dell’imposta tra Stato e comune assisteremo alla moltiplicazione dei modelli. E (forse) degli errori.

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