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Dalla patrimoniale non si scappa

di Maurizio Tozzi 

Gli esoneri da Rw non influenzano l'imposta patrimoniale. Anche se non si è tenuti al monitoraggio fiscale, la sezione XVI del quadro Rm di Unico Pf2 deve comunque essere compilata e la relativa imposta pagata, con scomputo eventuale delle patrimoniali pagate nel paese estero in cui si detengono gli immobili o le attività finanziarie. Non rilevano nemmeno la tassazione ordinaria all'estero, la spettanza del credito d'imposta e gli ulteriori obblighi dichiarativi in Italia.

Questo è ciò che emerge dalla versione definitiva di Unico Pf in relazione alla nuova sezione XVI del quadro Rm, destinata alla gestione della nuova imposta patrimoniale riferita alle attività e agli immobili all'estero. Deve dirsi che la compilazione di tale sezione non è difficile ed è improntata alla massima semplicità, dovendosi indicare il valore di riferimento, i giorni e la quota di possesso e l'imposta relativa, nonché l'eventuale patrimoniale pagata all'estero che può scomputarsi dal quantum dovuto in Italia. Se ciò è vero, però, è altrettanto vero che le complicazioni sussistono sia nell'interpretare alcuni passaggi della disposizione, sia nel coordinare la compilazione dei diversi quadri e righi del modello Unico riferiti alla detenzione all'estero di beni o attività: il rischio di ritrovarsi in un vero e proprio ginepraio inestricabile non è poi così lontano.

In primo luogo, in considerazione del tenore letterale delle disposizioni, è chiaro che la nuova patrimoniale interessa sia i ligi al dovere, ossia coloro che hanno sempre dichiarato in Italia i redditi e hanno acquistato i beni all'estero ottemperando all'obbligo del monitoraggio fiscale in Rw, sia coloro che invece hanno scudato con la regolarizzazione fiscale (inclusi, dunque, gli evasori). Dopo di che si ripropone l'ennesimo atroce dubbio che riguarda il quadro Rw: la patrimoniale è rivolta non agli italiani, bensì a tutti coloro che sono residenti in Italia. Dal che deriva che tutti gli stranieri che nel frattempo si sono stabilizzati nel nostro paese, magari conservando degli immobili in quello di origine o aprendo ivi dei conti correnti a cui inviare i risparmi accumulati in Italia (ad esempio per provvedere ai familiari che sono ancora in loco), dovrebbero sottostare al nuovo prelievo. Il condizionale è d'obbligo non tanto per la norma, che è chiara ed assorbe anche detti soggetti, ma soprattutto per la gestione pratica, esercizio che si è già mostrato improbo, se non impossibile, per il quadro Rw. Di contro, gli italiani legittimamente residenti all'estero non devono corrispondere la patrimoniale.

Sul fronte invece del valore su cui calcolare l'imposta deve sottolinearsi la differenza marcata dal legislatore. Infatti, mentre per gli immobili si richiama espressamente il costo storico degli stessi e solo se questo non è documentabile si deve ricorrere al valore di mercato, per quanto concerne le attività finanziarie si richiede proprio il valore di mercato, mentre il valore nominale interviene esclusivamente nel caso in cui lo stesso non sia rilevabile. Ciò porta a una serie di problemi, pratici e interpretativi, tra cui si segnala che:

la compilazione di Rw non rileva. Se per gli immobili la scelta è similare, per le attività finanziarie la scelta è del tutto opposta: in Rw, infatti, si indica il valore nominale. Senza considerare tutte le casistiche particolari di esonero che possono riguardare il quadro del monitoraggio, rispetto all'obbligo, si ritiene assoluto e senza deroghe, di pagare la nuova patrimoniale;

si creano disparità clamorose per gli immobili, perché chi possiede la documentazione storica pagherà una patrimoniale irrisoria a prescindere dal valore attuale;

sempre in riferimento agli immobili, non è chiaro se l'atto di acquisto sia quello dell'attuale proprietario, che potrebbe aver ricevuto l'immobile in eredità o donazione, così come deve comprendersi come deve procedersi in assenza di un corrispettivo monetario (si pensi alla permuta);

nel caso di attività finanziarie cedute nel corso dell'anno, posto che la norma richiede il valore di mercato a fine anno, deve stabilirsi in che modo valorizzare le stesse;

ancora per le attività finanziarie, deve essere chiarito se fare riferimento al valore ancorato all'ultimo bilancio approvato o è necessaria una perizia di stima.

Risolti tali dubbi, è opportuno rammentare i che il meccanismo di calcolo della patrimoniale prescinde totalmente dal calcolo delle imposte sui redditi dovute in Italia per i beni detenuti all'estero e dai relativi obblighi dichiarativi di altri quadri di Unico. Nel caso degli immobili e delle attività finanziarie, l'eventuale produzione di redditi all'estero comporta anche l'obbligo di dichiarare gli stessi in Italia, previo riscontro delle convenzioni contro le doppie imposizioni. Inoltre, nel caso di risposta affermativa alla necessità di dichiarazione in Italia, per le imposte estere è solitamente riconosciuto un credito d'imposta ai sensi dell'articolo 165 del Tuir, laddove peraltro deve anche farsi riferimento alle aliquote convenzionali.

Tutto ciò non rileva sul fronte della patrimoniale, il cui meccanismo previsto dal legislatore appare abbastanza diretto, dovendosi pagare comunque in Italia e potendo solo scomputare l'eventuale patrimoniale pagata all'estero. Dal che deriva che dovrà anche analizzarsi la tipologia di imposta pagata all'estero, in quanto se trattasi di imposte sul reddito analoghe all'Irpef italiana, tali imposte non saranno scomputabili dalla patrimoniale, ma dovranno essere «trattate» con il meccanismo del credito d'imposta di cui all'articolo 165 del Tuir; se invece si è in presenza di una patrimoniale, non scatterà il meccanismo del credito d'imposta e potrà procedersi allo scomputo nella sezione XVI del quadro Rm.

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