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Dalla media conciliazione nuove chance ai professionisti

di Benedetta Pacelli  

I professionisti scaldano i motori della mediazione. E si preparano alla data di avvio del prossimo 21 marzo a offrire la propria esperienza per ridurre il numero di cause civili (tra 600 mila e 1 milione l'anno), che intasano la giustizia. Fornendo, nello stesso tempo, un'alternativa valida alle oltre 100 camere di commercio che della conciliazione hanno fatto un vero business.

Ecco, quindi, Consigli nazionali che hanno già creato un proprio organismo, magari appoggiandosi alla costola della Fondazione, oppure categorie che hanno siglato convenzioni con enti formatori accreditati presso il ministero della giustizia per offrire corsi certificati ai propri iscritti.

Nella maggior parte dei casi, però, gli organi nazionali piuttosto che creare un'istituto di conciliazione alla base, hanno scelto di predisporre un regolamento ad hoc che funzioni da vademecum per gli ordini o collegi del territorio che vorranno diventare organismi in materia. Si apre, quindi, una prospettiva nuova per i professionisti, divisi tra chi vuole la difesa tecnica obbligatoria in fase conciliativa (come gli avvocati che nel frattempo per protesta hanno annunciato che si asterranno dalle udienze dal 16 al 22 marzo) e chi nel nuovo mercato trova opportunità inedite e buone possibilità di guadagno, a partire dalla formazione dei futuri conciliatori. E dà il via alla caccia al titolo.

La norma e la proroga

Rivisitato dal decreto legislativo 28 del 2010 e operativo dal prossimo 21 marzo, l'istituto della media-conciliazione trasforma in obbligo quello che fino a oggi, spesso con risultati deludenti, è stata solo una facoltà: tentare in via stragiudiziale di risolvere un problema legale tra due controparti. Tra un paio di settimane, quindi, si parte e qualsiasi controversia legata a successioni ereditarie, diatribe aziendali, contratti assicurativi, bancari o finanziari ma anche risarcimenti legati alla responsabilità della professione medica, dovrà essere discussa davanti a un conciliatore prima di sbarcare, eventualmente, in un'aula di tribunale. Dallo spettro di applicazione rimangono escluse solo le liti condominiali e il riconoscimento del danno da incidente stradale o nautico per i quali, un emendamento inserito nel milleproroghe, ha rinviato tutto a marzo 2012.

I numeri

Che la conciliazione possa diventare anche un affare, oltre che un'opportunità di lavoro in più, lo dimostrano alcuni numeri. Secondo Unioncamere, per esempio, nel primo semestre 2010 circa 10 mila procedimenti sono arrivati ai servizi camerali, con un valore medio che varia da 10 mila a 12.100 euro. Cifre non indifferenti anche per la formazione dei mediatori, punto imprescindibile secondo il decreto ministeriale, per far partire la macchina della conciliazione, con prezzi che variano, a seconda dell'ente formatore, da 500 a 2 mila euro fino a punte anche di 3 mila. E le tariffe? A seconda del valore della lite, ma il riferimento è il tabellario stabilito dal decreto ministeriale (n. 180/2010): si va da un minimo di 65 euro per ciascuna parte per liti fino a 1.000 euro, di 600 euro per liti di valore compreso tra 25 mila a 50 mila euro, di 3.800 euro per liti da 500 mila a 2,5 milioni.

Le strutture

Per avviare la conciliazione è necessario rivolgersi a un organismo accreditato. I consigli, così come le rappresentanze territoriali, degli ordini professionali possono accreditarsi presso il ministero della giustizia dopo avere presentato apposita domanda, corredata (in forma semplificata rispetto agli enti privati) di regolamento interno e diventare quindi Organismi di mediazione certificati nelle materie di loro competenza. Dopo il via libera ministeriale che ha verificato i requisiti di qualificazione e formazione, di onorabilità, di capacità finanziaria e organizzativa si può essere inseriti nel registro delle strutture abilitate tenuto dal ministero della giustizia.

A ogni organismo è richiesto il possesso di una polizza assicurativa non inferiore a 500 mila euro per la responsabilità a qualunque titolo che deriva dallo svolgimento dell'attività di mediazione, nonché la disponibilità da parte di almeno cinque professionisti a svolgere tali funzioni. Non è possibile esercitare la funzione di mediatore per più di cinque organismi. A seguito dell'iscrizione l'organismo e il mediatore designato non possono rifiutarsi di svolgere la mediazione, se non per giustificato motivo.

Requisiti e formazione dei mediatori

Se prima questa competenza era appannaggio solo di magistrati e professionisti in ambito giuridico-economico iscritti agli albi da oltre 15 anni, d'ora in poi a mediare potrà essere praticamente chiunque. A patto però che possieda determinati requisiti e una formazione adeguata. La nuova professione, infatti, è aperta a tutti coloro che possiedono un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea triennale, oppure, in alternativa, che siano iscritti a un ordine o collegio professionale.Ma l'iscrizione dovrà essere preceduta da un preciso percorso formativo: un corso della durata non inferiore alle 50 ore in classi di massimo 30 persone.

Il corso dovrà essere strutturato in ore di teoria e simulazioni pratiche, con esame finale e possibilità di iscrizione al registro degli appositi organismi di mediazione, i quali, su libera richiesta delle parti, nomineranno i conciliatori di volta in volta per le singole pratiche. Il mediatore può operare solo se iscritto nelle liste di un organismo di mediazione inserto nel registro del ministero della giustizia e sarà lo stesso dicastero di Via Arenula a vigilare sull'operato di questo professionista.

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