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Dalla lotta all’evasione e ai contanti fino a 6 miliardi per tagliare le tasse

La lotta all’evasione e cashless daranno risorse per l’intervento sulle tasse previsto per il prossimo anno: i proventi saranno inseriti nel nuovo fondo per la riduzione delle tasse. Con l’intervento di altre risorse l’operazione potrebbe contare su 5-6 miliardi.
Lo stesso ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ieri in un conferenza stampa, ha detto che è necessario un nuovo «patto sociale» con i contribuenti basato sulla restituzione alla collettività di quanto evaso. Si aprono, così fin dalla prossima legge di Bilancio spazi finanziari per rafforzare l’operazione cuneo fiscale ma anche, possibilmente, per praticare una revisione delle aliquote in attesa dell’approvazione delle legge delega di riforma e la sua entrata in funzione del 2022.
«Nella manovra ci saranno delle risorse per la riforma fiscale », ha detto Gualtieri aggiungendo che l’operazione non sarà a costo zero. Il ministro del Tesoro ha precisato quali saranno i pilastri dai quali arriveranno i finanziamenti. Essenzialmente due: «Il miglioramento delle entrate con la compliance e la lotta evasione». L’adesione volontaria, la cosiddetta compliance, sarà affidata dal prossimo anno al piano cashback, fortemente voluto dal premier Conte, e al quale Gualtieri ieri ha fatto riferimento: in pratica il meccanismo di restituzione di una percentuale pari al 10 per cento della spesa sostenuta mediante bancomat, carte di credito e altri strumenti di pagamento tracciabili che darebbero la possibilità di far emergere una abbondante base imponibile.
Il ristoro per il contribuente- consumatore sarà, come detto, del 10 per cento della spesa pagata con strumenti elettronici e avrà un tetto massimo di 3.000 euro. Per evitare che possano bastare poche transazioni di importo significativo per raggiungere i tetti massimi dovrebbe essere previsto un numero minimo di operazioni (si parla di almeno 50).
La seconda gamba sarà quella della lotta all’evasione vera e propria. Quest’anno per la grave crisi economica e il blocco degli accertamenti dovuto al lockdown i proventi del contrasto all’evasione sono precipitati di 6,8 miliardi rispetto al 2019 e anche per il 2020 le stime sono state corrette al ribasso per circa 3 miliardi. Ma nel 2021 il gettito della lotta all’evasione dovrebbe tornare intorno ai 5,22 miliardi che potrebbero essere in buona parte “spesi” per una prima sforbiciata alle tasse.
L’idea infatti è quella di riformare il fondo per la riduzione della pressione fiscale: attualmente vanno in questo “contenitore” solo gli incrementi rispetto alle previsioni di bilancio.
Con la prossima Finanziaria si dovrebbe stabilire la costituzione di un nuovo fondo che, come dice la Nadef (Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza), verrebbe alimentato dalle entrate effettivamente generate dalla lotta all’evasione e non solo dagli incrementi rispetto agli obiettivi.
Del resto la pressione fiscale non accenna a diminuire. A politiche invariate, secondo la Nadef, dovrebbe salire di un decimo di punto percentuale nel 2020, al 42,5 per cento. Considerando l’intero periodo, crescerà di circa 0,1 punti percentuali, attestandosi al 42,6 per cento nel 2023.
L’inquilino di Via Venti Settembre è anche sceso in campo con determinazione a difesa delle stime del governo sull’andamento del debito pubblico e sulla credibilità dell’Italia sui mercati. Il debito — atteso in calo al 151,5 per cento nel 2023 — «scende con la necessaria gradualità, chi promette riduzioni debito troppo rapide storicamente non mantiene quello che promette», ha osservato il ministro.
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