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Dalla delega fiscale un terzo della correzione

di Isabella Buffacchi

L'Italia ha una tradizione, quella del «perfetto centramento» degli obiettivi di finanza pubblica. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha presentato con questa premessa ieri le misure per 40 miliardi spalmate negli anni 2011-2014 che porteranno l'Italia al pareggio di bilancio. Un pacchetto di interventi di cui 14,7 miliardi (2,2 nel 2013 e 12,5 aggiuntivi nel 2014) verranno generati dal ddl della delega «assistenziale» e saranno comunque «totalmente blindati dal documento di stabilità con tagli che scatteranno automaticamente (nel caso la delega non fosse attuata ndr.) sui 150 miliardi» della torre di babele delle deduzioni fiscali che si sono accumulate negli ultimi trent'anni. «Siamo totalmente convinti che questa manovra ci porterà linearmente sul sentiero di arrivo al pareggio di bilancio», ha pronosticato il ministro, rimarcando «e se sei al pareggio di bilancio, il debito scende automaticamente».

Alla conferenza stampa gremita di giornalisti che si è tenuta al ministero dell'Economia, hanno partecipato oltre a Tremonti i ministri del Lavoro Maurizio Sacconi, dello Sviluppo Paolo Romani, della Semplificazione Roberto Calderoli, della Pa Renato Brunetta e i sottosegretari alla Presidenza Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, con quest'ultimo che ha aperto i lavori «pur non essendo il padrone di casa» rappresentando il premier Berlusconi.

Tremonti l'apertura del suo intervento l'ha invece dedicata alle 14 azioni (agevolazioni fiscali per giovani imprenditori, credito d'imposta per assunzioni al Sud e ricerca, potenziamento Cdp, turismo, venture capital, export, processo civile, opere pubbliche, banda larga, costruzioni private, Anas, processo civile e professioni) varate per incrementare il Pil nel medio periodo, alcune contenute nel decreto sviluppo altre nel decreto-bilancio triennale. Interventi che «prudenzialmente non sono stati cifrati nelle proiezioni di crescita alla base della manovra». Consapevole che il faro dei mercati e delle agenzie di rating è sempre più puntato sulla debolezza della crescita economica italiana, Tremonti ha sostenuto che «la crescita non dipende da un atto, ma deriva dall'azione collettiva di tutti. A differenza del bilancio, che dipende da un Governo e da una legge». E ha poi difeso l'impostazione temporale della manovra ripartita in una «correzione e manutenzione» da 2 miliardi quest'anno, 6 miliardi nel 2012, 20 miliardi nel 2013 (di cui 17,8 dal dl e 2,2 dalla delega assistenziale) per arrivare a 40 miliardi complessivi nel 2014, dove nell'ultimo anno risultano accumulati 25,3 miliardi dal decreto legge (7,5 aggiuntivi rispetto alla manovra 2013) e 14,7 dal ddl delega. «Se si va a votare nel 2012-2013, noi ci presentiamo con la delega», ha assicurato. A chi avrebbe voluto «tutto subito», il ministro ha spiegato che «una manovra così subito avrebbe avuto effetti negativi» e comunque «nessuno ci chiede il pareggio di bilancio ora». Sui costi della politica, ha difeso la riforma per legge, «il più radicale e rivoluzionario cambiamento per i costi degli apparati amministrativi e politici» con un «assoluto livellamento alla media europea via via che scadono gli incarichi». Così nessuno potrà bloccarla.

Nel botta e risposta con i giornalisti, la prima domanda è stata sul "lodo Mondadori". Tremonti si è smarcato con una battuta: «Possiamo darvi il telefonino del signor Letta», ha scherzato, in quanto il sottosegretario era già partito per L'Aquila. «Ne parlerà ufficialmente Palazzo Chigi», ha poi aggiunto il ministro. Sull'argomento, a difesa della norma, è intervenuto Romani: «era una norma responsabile e di civiltà». Di diverso parere Calderoli, che pur non volendo entrare nel merito di una norma «né vista, né letta», ha ammesso «qualche perplessità sotto il profilo della costituzionalità». Incalzato sull'ipotesi di modificare le misure sulla rivalutazione delle pensioni e sull'aumento del bollo sui depositi titoli, Tremonti ha risposto che «sono possibili alternative ma solo a saldi invariati. Prosposte in questo senso saranno oggetto di valutazione». In tal senso, Tremonti ha sottolineato che «c'è un forte interesse a tutte le proposte dell'opposizione, con un solo vincolo: devono essere Eurostat-compatibili». L'eventualità di introdurre la Tobin tax, la tassazione delle transazioni finanziarie, è stata presa in considerazione dal Governo, ma poi l'idea è caduta, anche perché bocciata dalla Bce.

 

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