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«Dalla crisi una spinta alle fusioni: è tempo di assetti sostenibili»

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicati all’Italia dall’Unione Europea. C’è una finestra unica e irripetibile per risolvere i nodi strutturali del Paese». In un mare in tempesta, di fronte all’emergenza sanitaria ed economica, Francesco Cardinali, senior country officer di Jp Morgan in Italia, è convinto che ci sia una grande opportunità.

«Bisogna avviare gli investimenti necessari e, contemporaneamente, fare le riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. Ma si devono anche superare ostacoli e rallentamenti burocratici, in modo rapido, per non perdere la finestra temporale favorevole».

C’è un aspetto in particolare su cui Cardinali si sofferma: «Oltre alle riforme e agli investimenti pubblici, è necessario incentivare gli investimenti privati derivanti dal risparmio domestico e dai capitali esteri. I mercati dei capitali hanno mostrato fiducia nel sistema Italia, ma questa fiducia non è eterna e incondizionata. Gli investimenti pubblici e privati – spiega Cardinali – devono indirizzarsi verso un obiettivo: la modernizzazione del Paese. Bisogna lavorare sulle direttrici strategiche già delineate nel rispetto della sostenibilità e dell’equità economica e sociale di medio e lungo periodo: la digitalizzazione, la transizione ecologica, l’istruzione, l’innovazione e la ricerca, il sistema sanitario, le infrastrutture, la semplificazione della pubblica amministrazione. Abbiamo un’occasione unica, grazie anche ad un contesto macroeconomico caratterizzato da grande liquidità, tassi bassi e una risposta fiscale rapida e incentivante, finalmente di matrice europea. I grandi investitori, sia domestici sia internazionali, sono dotati di abbondante liquidità e si possono affiancare agli investitori di natura pubblica in questa partita».

In questo scenario sarà necessario creare un clima di fiducia, soprattutto agli occhi degli stessi investitori internazionali che comprano il nostro debito ( e le nostre azioni): «Se si riesce ad avviare questo rilancio per il Paese – indica Cardinali – si rafforzerà la fiducia, con un impatto positivo su molteplici fattori: lo spread, i mercati azionari e obbligazionari e la raccolta di capitali. Abbiamo visto che, ad oggi, il mercato azionario si è ripreso, soprattutto negli Stati Uniti, e che le emissioni obbligazionarie sono state molteplici e hanno trovato il favore degli investitori. Oltre all’ondata di Ipo del settore tech negli Usa anche in Europa abbiamo ricominciato a vedere alcune Ipo (da maggio circa 15) anche di dimensioni significative come quella gestita da Jp Morgan di recente per Jde Peets( con una capitalizzazione di 2,5 miliardi e attiva nel settore del caffè). Penso che anche il mercato di Piazza Affari, dove quest’anno c’è stata la sola quotazione di Gvs, abbia le carte in regola per una ripresa: gli investitori in matricole cercano storie imprenditoriali di crescita e di successo in settori resilienti. In Italia ci sono tante aziende che presentano queste caratteristiche e che potrebbero ambire alla Borsa».

Le previsioni macro di crescita attualmente prevedono, secondo Jp Morgan, in media una discesa del 6,3% in Europa. Per l’Italia nell’anno un -9%, per la Spagna un -10,6%, per la Francia un -8.4% e per la Germania un -4,5%. «Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – indica Cardinali – ha dichiarato che il terzo trimestre sta andando meglio delle attese iniziali. Bisogna dunque focalizzarsi su una crescita di medio termine».

In questo contesto, è necessario che anche il mondo delle imprese rifletta sulle nuove sfide che la crisi sanitaria ha posto. «All’inizio dell’emergenza sanitaria – afferma Cardinali – le imprese erano concentrate soprattutto sulle esigenze di liquidità e sulla contingenza operativa. Da maggio si è osservato un cambiamento: le imprese hanno iniziato a riconsiderare il proprio modello di business in un contesto geopolitico e finanziario completamente diverso rispetto al passato. È cambiato l’atteggiamento dei consumatori, ma anche quello dei Governi. Il consiglio che diamo è che ogni impresa, attiva in qualsivoglia settore, se non lo ha già fatto, rifletta in maniera critica sulla validità e la sostenibilità del proprio modello di business nell’era post Covid, e, laddove giustificato, su come trasformarlo. È evidente che i consumatori saranno più attenti alle spese, utilizzeranno maggiormente i canali digitali, viaggeranno meno e si focalizzeranno di più sulla propria salute e il proprio benessere. Alcuni settori, come il retail e i trasporti, hanno già subito l’impatto di questi cambiamenti».

Una crisi che crea grandi stravolgimenti ma anche grandi opportunità: «Penso alle fusioni e acquisizioni – dice Cardinali – Alcune aziende, quelle con liquidità a disposizione, si potranno permettere di acquisire altre aziende. Altre dovranno rifocalizzarsi sul core business e cedere asset. Altre ancora avranno bisogno di capitali e aprirannno l’azionariato ad investitori terzi. In questi casi i private equity possono avere un ruolo rilevante, mettendo a disposizione capitale, professionalità ed esperienza. Inoltre si intensificheranno i processi di consolidamento e aggregazione già avviati prima della crisi, ma anche nei settori più colpiti dagli effetti della pandemia: per esempio il retail dove molte aziende non hanno necessariamente le dimensioni sufficienti per affrontare una crisi di questo tipo».

Ma i riflettori sono puntati in particolare sul settore finanziario in senso lato, che comprende anche attori fintech e tecnologici e che continuerà nella trasformazione. «La spinta del settore bancario verso i canali digitali – sostiene Cardinali – è irreversibile ed è anche alla base del consolidamento in atto: l’entità degli investimenti in tecnologia necessari per realizzare un processo di innovazione reale è tale da supportare l’ipotesi di un ulteriore consolidamento. Jp Morgan da sola investe più di 12 miliardi di dollari all’anno in tecnologia. Inoltre, nei prossimi 12-18 mesi le banche si troveranno ad affrontare altre sfide È infatti prevedibile un aumento degli stock di non performing loan. Ritengo comunque che il sistema bancario italiano abbia le capacità per superare questa crisi, grazie anche ad un livello di patrimonializzazione più solido rispetto alle crisi passate. Le banche italiane hanno sviluppato negli anni una notevole esperienza nella gestione dei crediti deteriorati, grazie anche alla partnership con società specializzate».

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